Corriere Peligno - Notizie dal Centro Abruzzo

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May 27th
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Editoriale

Rubriche - Editoriale

Ed ora tocca a Sulmona

Ed ora tocca a Sulmona

- i risultati delle elezioni di oggi hanno dato segnali clamorosi.In Abruzzo,ma anche fuori, il centro sinistra rialza la testa .La Pdl in affanno prepara la resa dei conti.E poi quel risultato di Parma che assegna la poltrona di sindaco ai grillini mentre sta partendo una lunga difficile campagna elettorale in città-

Sulmona,21 maggio.-Il vento della politica è cambiato anche  in Abruzzo.Non c’è dubbio Lo ha confermato in maniera netta il voto di oggi E se vogliamo dirla tutta   i segnali li avevamo percepiti già prima che arrivasse il  Governo Monti. Il voto di queste ore, a urne appena chiuse,ha detto, senza possibilità di equivoci, che da noi ,piu’ che altrove,questa partita è stata vinta per 4 a 1 da un  centro sinistra che certamente non ha entusiasmato per idee e proposte ma solamente, e forse anche, perché il centro destra sembra essere divenuta ormai un’armata di Brancaleone. A L’Aquila vince ancora Cialente che ha guidato, sia pure con vistosi limiti, l’orgoglio di una comunità ferita dal terremoto nella difficile battaglia per  la  ricostruzione.Quì il centro destra s’è squagliato prima ancora di cominciare la partita. Ad Avezzano,roccaforte della classe dirigente abruzzese del Pdl, ha stravinto un giovane dirigente   di area moderata sostenuto  largamente da tante formazioni dal Pd,all’Udc, all’Api, all’Idv e anche molte liste  civiche.

Lì mi è parso di cogliere la condivisione  di un progetto di largo respiro che ha posto al centroe proma  di tutto la difesa della città e del territorio. Identica cosa è capitata altrove (Montesilvano e Ortona) mentre a San Salvo ha vinto una donna  capace di ridicolizzare le divisioni del Pd locale. L’Aquila e Avezzano si muovono,non da oggi, con determinazione e convinzione. Sono le sorelle maggiori della nostra  che appare  parente povera di una politica che non c’è e che non è stata capace finora di dare risposte precise  alle tante attese che la gente aveva riposto negli attuali amministratori di palazzo San Francesco. Con franchezza dobbiamo ammettere che un modello di governo cittadino come quello portato avanti finora  da Federico e dei suoi alleati oggi non è piu’ riproponibile .Ci vuole ben altro  analizzando i dati venuti  fuori questa sera .Ci vuole, ad esempio, una proposta politica   credibile, capace di mettere insieme le migliori energie  che pure ci sono in giro,  in grado di   arrivare al cuore della gente.

La città di Sulmona ha oggi bisogno di ben altro: idee chiare, gente capace e motivata, solidale,animata da grandi passioni civili.Gente orgogliosa di rappresentare una comunità antica e prestigiosa, capace di resistere alle suggestioni dei partiti, senza divenirne servi sciocchi. Semmai saranno un giorno i partiti che potranno avvalersi di queste energie positive. In giro si sentono tante proposte stravaganti e con vizietti soliti: tutti vogliono studiqare per divenire  sindaco ,molti sognano uno sgabello da  assessore, pochissimi aspirano a divenire consigliere. Giorni addietro  sono stato invitato a  partecipare ad un incontro con  un gruppo di giovani che ha dato vita ad un laboratorio di ‘politica e cultura’.

Lo credereste? Mi hanno impressionato positivamente. Non sono giovani infarciti di ideologie, ma  studenti universitari, freschi  professionisti,ragazze impegnate nel sociale e nel volontariato che vogliono affrontare le sfide del cambiamento lavorando per la propria città cominciando ad impegnarsi  per costruire una città Amica dei giovani, degli anziani, di quanti un lavoro non lo hanno ancora o lo hanno perduto, di quanti soffrono un disagio.Una città solidale, aperta,  piu’ vivibile; una città capace di cogliere nel prodotto cultura il valore aggiunto per il suo sviluppo. Ma una città capace di recuperare un ruolo preciso nello scacchiere della politica provinciale e regionale. Insomma una città dialogante con le altre città abruzzesi in primis con Avezzano e l’Aquila che da oggi hanno nuovi amministratori ma anche con Pescara .  Si tratta di energie che  vanno aiutate ad emergere. Non so se ce la faranno, però vale la pena scommetterci. E personalmente intendo farlo perché i segnali che dal voto di oggi sono venuti  fuori in Abruzzo  non consentono di perdere tempo ancora.Lo ha detto  anche il Cardinale Bagnasco nelle ultime ore  parlando al parlamentino dei vescovi.E se lo dicono loro che di queste cose se ne intendono,statene certi amici lettori, allora vuol dire il viatico tracciato  è  quello giusto.(h.21,00)

(gi.ru)

Rubriche - Editoriale

editoriale/ E ora ?

editoriale/ E ora ?

*di Giuseppe Tagliente *

- il voto di domenica scorsa per le amministrative ha lanciato messaggi precisi.Il Pdl è crollato ovunque ma quello che è piu' grave è che manca ancora un'analisi attenta e rigorose sulle ragioni della sconfitta.Eppure siamo già alla vigilia delle prossime politiche e regionali.Come uscirne?.Ecco alcune riflessioni dell'ex Presidente del Consiglio regionale  divenuto un riferimento forte per il centro destra abruzzese e.. non solo-


Sulmona,11 maggio
.-Probabilmente il presidente Chiodi riterrà, come ha sempre fatto, di non prendere in nessuna considerazione questa mia ennesima esternazione, ma, sia detto con estrema franchezza, me ne frego e continuo a pungolarlo come mi detta il mio senso di senso di appartenenza e l’amore che sento forte nei confronti di questa nostra regione. Parto stavolta dall’analisi del voto di domenica scorsa in Abruzzo per fare alcune succinte analisi e per suggerire alcune proposte. Le riflessioni sui risultati elettorali sono “in pillole”le seguenti:Il Pdl  è crollato un po’ dappertutto. C’è anche San Salvo, che ha dato un risultato soddisfacente al primo turno ( e speriamo lo dia anche al secondo turno), ma non deve essere sottaciuto che il successo delle liste di centrodestra in quel contesto è la risultante della frammentazione del voto a sinistra, cioè l’effetto di dinamiche che hanno fortemente penalizzato proprio il Pdl, a cominciare dall’Aquila ed Ortona. Cercare di minimizzare non aiuta, così come risulta fuorviante pensare che San Salvo possa rappresentare il Ridotto della Valtellina, come qualcuno ha dichiarato, perché conosciamo la storia e sappiamo come è andata a finire. In sintesi: l’elettorato moderato non si è riconosciuto più nel Pdl.

Il Pd è andato sotto le aspettative. Non ha beneficiato insomma del calo del Pdl e della protesta che si tocca con mano tra la gente, ma si è tutt’al più avvalso in termini di risultato delle alleanze che è riuscito a stringere con i partiti dell’estrema sinistra e di strategie di camuffamento con liste civiche. In sintesi: l’elettorato di sinistra non crede nella sua classe dirigente.
-  Il Terzo Polo non ha intercettato il voto di riflusso dal Pdl ed ha fallito al primo appuntamento elettorale al quale si è presentato.
- L’Italia dei Valori e di Sinistra e Libertà riportano risultati assolutamente deludenti.
- Si afferma il partito della protesta, nelle forme del Movimento di Beppe Grillo e dell’astensionismo, che solitamente è piuttosto contenuto nelle tornate amministrative.


In conclusione, nessun partito o movimento può onestamente dire di aver vinto e la constatazione amara che arriva alla fine di questo ragionamento è che a perdere sia stato ancora una volta l’Abruzzo. Le proposte, che mi sento di fare a questo punto, al centro destra ed a Chiodi in primo luogo, muovono dalla considerazione che sia assolutamente necessario in questo momento individuare una strategia di reazione al pericoloso fenomeno di frammentazione politica evidenziata dal voto,che mette a dura prova la tenuta della maggioranza come della stessa opposizione, alimenta la conflittualità dentro le istituzioni, la confusione, l’ingovernabilità, anche a fronte delle difficili condizioni economiche.

Eccole:
- Dichiarare la disponibilità piena ad aprire un confronto con le opposizioni ( cioè con tutti i partiti di opposizione) per la individuazione di un  programma minimo (ma essenziale) di fine legislatura, cioè di un percorso che porti a licenziare prima del 2013 alcuni provvedimenti importanti per la vita economica e sociale dell’Abruzzo, primo tra tutti il contenimento della spesa a fronte di un riordino di tutto l’apparato politico e burocratico regionale e l’impiego immediato dei Fondi Fas per la realizzazione di pochi ma grandi progetti strategici di sviluppo;
- Avviare un processo di rimpasto dell’esecutivo non escludendo aprioristicamente la prospettiva di rendere più funzionale e partecipato il confronto con le minoranze
- Ipotizzare l’allargamento della rappresentanza istituzionale alle stesse minoranze, come elemento qualificante di garanzia degli impegni assunti in comune,
- Istituire un organismo di lavoro allargato a sindacati, forze sociali ed economiche, università, comuni, giovani, cui affidare funzioni di consultazione e monitoraggio dell’azione di governo. Mi fermo qui, sperando di aver lanciato almeno un sasso in piccionaia che possa sottrarre la politica regionale dalla “morta gora” (o da discussioni fini a se stesse come quella sul Borsacchio) in cui è da tempo precipitata.(h.7,15)

 

 

*Consigliere regionale Pdl

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editoriale/ La lezione che verrà dalle urne

editoriale/ La lezione che verrà dalle urne

di Giuseppe Tagliente *

-Quello che auspico è cioè un partito animato da ideali e non da ideologie, da valori e non da verità assolute, da principi e non da ricette contrabbandate per salvifiche. Un partito nel quale l’appartenenza scaturisca da riferimenti spirituali, civili, sociali, oltre che da scelte programmatiche dettate dalla realtà del momento-

Sulmona,4 maggio.-Torno a parlare del partito della Terza Repubblica, di quel modello che non c’è ancora ma di cui si sente fortemente il bisogno, viste le magre figure che gli attuali partiti, della destra come della sinistra, rimediano ormai ogni giorno sia sotto il profilo dell’etica che della pratica politica. Nell’editoriale della scorsa settimana ho cercato di definirne i contorni precisando che dovrebbe essere, a mio avviso, post-ideologico, democratico e partecipativo, meritocratico nella scelta delle proprie classi dirigenti, leggero e quindi non invasivo né oppressivo nei confronti della società civile. Qualcuno dei miei ”venticinque lettori” deve essersi tuttavia allarmato se mi ha chiesto di precisare cosa intendo per post-ideologico e di temere che la prospettiva di un partito così concepito non possa che produrre strumenti di rappresentanza incompleti, insufficienti e quindi piuttosto inclini ad una rappresentazione e tutela di interessi materiali o tutt’al più di diritti civili. Il risultato ultimo, secondo il mio amico, potrebbe essere quello di avere una società ancor più povera sotto l’aspetto del pensiero e tendenzialmente orientata alla indifferenziazione, all’anonimato, alla confusione, all’economicismo, alla parcellizzazione e limitazione della rappresentanza sulla base dell’appartenenza a categorie economiche e niente di più. L’obiezione, che ritengo motivata dal non aver espresso con sufficiente chiarezza il mio pensiero, non sta però in piedi. Augurarsi di avere al più presto anche in Italia un partito post-ideologico non significa volere un partito disancorato da qualsiasi riferimento etico, spirituale, interclassista si sarebbe detto una volta. Quello che auspico è cioè un partito animato da ideali e non da ideologie, da valori e non da verità assolute, da principi e non da ricette contrabbandate per salvifiche. Un partito nel quale l’appartenenza scaturisca da riferimenti spirituali, civili, sociali, oltre che da scelte programmatiche dettate dalla realtà del momento. Non saprei cosa aggiungere a sostegno dei miei ragionamenti , anche perché più delle parole vale a questo punto molto di più dare un ultimo sguardo sulla scena politica italiana e ragionare su quanto probabilmente accadrà con il voto nelle elezioni amministrative di domenica prossima.(h.7,30)

*Consigliere regionale pdl

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Ma la città è altra cosa

Ma la città  è altra cosa

Sulmona, 20 novembre - Aveva già fatto tanto rumore  e procurato  danni d’immagine alla città nei mesi scorsi se è vero che tutti i media locali e nazionali si erano occupati lungo della vicenda del video sui gay che ha visto protagonista il sindaco della città. Per settimane intere Sulmona e la cultura dei sulmonesi era finita nel tritacrne mediatico con ironie e sberleffi (e non solo).

Allora, dicevamo, sarebbe bastato un atto di disponibilità e di umiltà come si conviene ad ogni amministratore pubblico ammettere l’incidente (peraltro accaduto molti anni addietro quando non svolgeva la funzione istituzionale di oggi) e chiedere scusa dell’accaduto che il tutto sarebbe rientrato immediatamente. Si sarebbero evitate iniziative parlamentari (strumentali o meno non importa), si sarebbero evitate tutte quelle attenzioni dei mezzi di comunicazione di massa, che, con giudizi impietosi, avevano definito Sulmona città omofoba, coprendo di ridicolo una storia millenaria di civiltà caratterizzata da pagine importanti che ci hanno reso orgogliosi.

Ora dopo la decisione del Tribunale di Sulmona che ha confermato che il video ‘incriminato’ non è stato manipolato il rischio che si torni ancora a riprorre lo stesso copione è forte. Fermo restando il diritto del sindaco di tutelarsi e difendersi in ogni sede fino all’ultimo grado di giudizio per far valere le proprie ragioni diventa però imbarazzante per una comunità intera vedersi rappresentata da un primo cittadino che deve giustificare questa visione culturale tutta personale che non appartiene ai sulmonesi ma ad un incidente occasionale in un contesto particolare, speriamo irripetibile.

Anche perché appena una decina di mesi prima la visita del Pontefice nella nostra città aveva aperto l’animo di ciascuno di noi a ripensare ad un amore nuovo verso le persone,gli altri,soprattutto se vivono una condizione da diversi. O..no? Buona domenica a tutti (h.9,30)

Asterix

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Per chi suona la campanella?

Per chi suona la campanella?

Sulmona, 4 settembre - Settembre, si sa, è  un mese particolare perché segna il passaggio tra la fine delle vacanze e la ripesa delle attività. Riaprono le scuole, con i soliti problemi vecchi (e nuovi) della carenza di aule,della sicurezza, degli spazi e  puntualmente il copione si ripete con una corsa contro il tempo a porvi rimedio dopo settimane di immobilismo.

Ma in questi giorni la campanella suonerà, speriamo, anche per la politica locale,  sempre piu’ assente e distratta su banalità quotidiane e poco impegnata sui grandi temi che di questi tempi si stanno affrontando. A cominciare dalla lotta per la sopravvivenza dei piccoli comuni. Sono diversi quelli del circondario (Anversa, Cocullo, Villalago, Cansano, Corfinio  ecc.) che stanno portando avanti insieme a tanti altri(in Abruzzo almeno  150) una battaglia di civiltà e di sopravvivenza. Questi comuni, sono quelli che in tante occasioni si sono  sempre schierati a fianco  di Sulmona per tante battaglie che si sono sviluppate nel tempo. Dalla storia dell’industrializzazione della Valle Peligna (anno 1970), a quella del casello autostradale di Pratola (anno 1974), a quella della Provincia (anni ’80/90) fino ai problemi piu’ recenti:  la Caserma Battisti, la sanità, il gasdotto ecc. Eppure in queste calde settimane estive non c’è stato uno straccio di iniziativa di solidarietà partita da Sulmona nei confronti di queste realtà.

Ma la politica locale è stata assente anche sulle grandi questioni regionali e nazionali. A cominciare dai fondi Fas. Nelle ultime ore forse si è aperto un segnale  positivo per salvare  per il ‘pacchetto Abruzzo’. Ma che ruolo avrà  il nostro territorio all’interno di questo progetto? Se si escludono gli interventi sulla  Pescara-Roma e sulla ferrovia Sulmona-L’Aquila non c’è altro. Almeno dalla lettura dei documenti ufficiali. C’è invece un massiccio investimento per Roccaraso dove si svolgeranno i campionati mondiali di sci (15 mln).

E che dire della storia del taglio  dei tribunali minori? Anche qui iniziative isolate e non  mi è parso di vedere a Sulmona quello che Avezzano, Vasto e Lanciano hanno fatto, e stanno facendo in questi giorni, le rispettive amministrazioni comunali che si sono messe alla testa dei movimenti locali (forze politiche,ordini forensi,parlamentari locali ecc.) per aprire con il Ministero  della Giustizia  una vertenza  che è difficile ma va sostenuta con convizione e determinazione. Anzi a Sulmona i parlamentari quando si sono mossi  lo hanno fatto in maniera disarticolata e confusa e con strategie diverse.

Certo in questi giorni ho letto però molte dichiarazioni entusiastiche, anche di chi non ne aveva titolo e che magari si era messo di traverso per tanto tempo, attorno alla decisione della giunta provinciale  di varare le nuove norme tecniche di attuazione del Prg del Nucleo Industriale per consentire l’avvio di alcune iniziative impenditoriali che dovrebbero  restituire un po’ di vitalità ad un comparto in asfissia. Hanno parlato tutti, in maniera entusiastica e con un politichese smodato, dimenticando che in questa vicenda grande merito va ascritto al sindaco Federico che ha saputo difendere le ragioni di questa decisione  anche in momenti difficili quando fu costretto a salire sul tetto dell’Ipersidisi per convincere, insieme ad un avvocato, un commerciante che esasperato dai ritardi non ce la faceva piu’ a tirare avanti.

Fra le divagazioni  estive invece la politica sulmonese si è interessata assai del  braccio di ferro sulla vicenda della sagra della bruschetta ed il concerto di Nek. La prima perché un consigliere comunale di maggioranza che organizza la manifestazione  aveva  addirittura minacciato di arrivare ad una crisi della maggioranza.

La seconda, il concerto, attiene  alla spesa che Provincia e Comune hanno messo sulla bilancia. Certo gli organizzatori sognano di fare con le risorse pubbliche  la ‘città del divertimento’ . Ci sono altri invece che sognano di fare Sulmona ‘città della cultura ‘, quella vera, com’è la sua storia, la sua tradizione e la sua vocazione. Eppure proprio questo è un segmento di vita cittadina che appare in agonia. E’ scomparso il Premio Capograssi,  il ruolo dell’università in città è piuttosto appannato e senza prospettive, il centro di Alta formazione è rimasto sulla carta. Un dato su  tutti. Nella primavera del 1991 la città venne scelta dalla Regione "quale luogo ideale e strategico" per celebrare la  1^ Conferenza regionale della Cultura perché Sulmona, di quei tempi, contendeva a L’Aquila questo  prestigioso primato.

Oggi non piu’ perché da qualche tempo in questa città si confonde la cultura con il divertimento che è necessario ma i giovani non possono alimentarsi solamente di canzonette, notti bianche e sagre. Anche qui manca il ruolo guida dell’Amministrazione comunale  che non esprime fantasia, idee progettualità. Ma se l’Amministrazione comunale e le altre istituzioni ‘amiche’ provinciali, regionali e perfino centrali sono assenti dove sono i partiti, vecchi e nuovi, di maggioranza e di opposizione? Anche per loro lo stesso discorso. Al di là di qualche isolato e sporadico fuoco di paglia l’impressione generale è che  tutti  se ne stanno a  trascorrere ancora le  vacanza. Brutto segnale. Perchè se le Istituzioni funzionano poco e male e se la politica va in vacanza la città  resta abbandonata a se stessa e molti partiti,soprattutto quelli di minoranza,non possono permetterlo. O..no?

(gi.ru)

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