Cultura

editoria/ Arriva “Annacuccu'” il romanzo di Primo Di Nicola

Sulmona, 18 novembreAnnacuccù è il titolo del primo romanzo  Primo Di Nicola Senatore della Repubblica. Il giornalista abruzzese, nato a Castellafiume, L’Aquila, è autore dei saggi Mario Segni e vanta una carriera brillante e ricca di inchieste su terrorismo, mafia, servizi segreti e sprechi e costi della politica per “l’Espresso”. Ha lavorato per il “Fatto Quotidiano” ed è stato direttore del “Centro” per diversi anni

Il romanzo d’esordio ha segnato una svolta anche nella sua carriera editoriale. L’Abruzzo fa da sfondo ad una storia ricca di sospiri nostalgici e stravolgimenti narrativi. Un romanzo di formazione che rispecchia in alcuni versi l’indole giornalistica dell’autore.

Ci troviamo nell’abruzzese Riosogno, paesino che accompagna la vita di Cosmo, undicenne estremamente sensibile, capace di captare ogni singolo aspetto socio-antropologico del paese. Il ragazzino scrive un diario e quasi lo divide in tematiche in modo da rendere la lettura semplice ed ordinata.

Cosmo riporta il suo primo accenno di innamoramento per la coetanea Luce, descrive le donne del paese con attente analisi e denuncia schiettamente le inciviltà altamente sleali del capo di Riosogno, Isso.

Quest’ultimo crea legami con i forti lasciando i più deboli in balia delle onde. Dopo un tragico terremoto Isso decide di abbattere la casa di Cosmo che prontamente decide di vendicarsi e mettere un punto a tutti quei soprusi.

 Il  romanzo offre una nitida fotografia di quello che spesso accade quando il potere si erge a favore dei potenti. Il travolgente sentimento di riscossa di Cosmo impersona tutti coloro che hanno subito ingiustizie in contesti in cui la razionalità viene soppiantata da meri interessi.

La visione così diretta delle vessazioni paesane è filtrata dagli occhi di Cosmo, donando a tale complessità una semplicità diretta e alquanto geniale tipica dell’ingenuità infantile.Un bambino che ha passato una vita ad osservare prepotenze inerme, un giovani adulto, poi, che sente il bisogno incessante di documentare, scrivere, portare alla luce l’aspetto più marcio della società.Una necessità infuocata, martellante di rimescolare le carte del destino.

Una storia da leggere tutta d’un fiato, che fa riflettere sulla fantastica opportunità di crescere respirando genuinità paesana che viene costantemente minacciata dalle sporche mani della corruzione. Uno stralcio di vita universale, che segue l’impulso verista, a tratti Siloniano, di denuncia. Sfogliando le pagine del libro si riesce a percepire quel sentimento di esortazione alla scrittura come potente mezzo capace di cambiare le regole di un gioco scorretto chiamato società.

Ma oltre alla luce papà non capisce proprio lo scrivere e perché si deve consumare una candela per riempire di scarabocchi dei fogli buoni per farci le sigarette. Già, questi fogli sono buoni per tante cose, ma lui che è buono a fare? Mettiamo la storia della galleria e del fiume che vogliono levare. È tanto che si lamenta con quegli altri e dice che è meglio che non ci pensa adesso a questa cosa, sennò va a finire carcerato. «Ma prima o poi la sistemiamo la faccenda» ripete. Solo che tre anni sono già passati e non è successo niente, niente di niente”.

 

Chiara Del Signore

 

 

 

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