Economia

economia:l’Abruzzo deve cambiare passo. Ecco perchè

 

 

La fotografia emerge dall’ultimo studio di Aldo Ronci sull’economia regionale negli ultimi venti anni( Rapporto Svimez 2021).In questo periodo il Valore Aggiunto dell’Abruzzo flette di 6,8 punti percentuali in più rispetto all’Italia La forbice si allarga sempre di più

   

Sulmona, 3 gennaio- il sistema produttivo abruzzese si trova in una situazione  di oggettiva difficoltà in quanto il valore aggiunto prodotto negli ultimi 20 anni subisce una flessione del 9,6% valore di gran lunga peggiore di quello italiano che è stato del 2,8%.La flessione abruzzese:è pari al triplo di quella italiana;attribuisce all’Abruzzo uno spread negativo di ben 6,8 punti percentuali che tende a crescere;posiziona l’Abruzzo al 13° posto nella graduatoria delle regioni italiane.

L’Abruzzo negli ultimi 20 anni decresce considerevolmente e più velocemente dei valori medi italiani.  Lo spread tra le variazioni del V. A. dell’Abruzzo rispetto ai valori medi nazionali è peggiore in tutti i settori economici con un picco nelle settore delle costruzioni nonostante che nel post terremoto l’Abruzzo ha visto la presenza del grosso cantiere per la ricostruzione:

Agricoltura    -5,7 ; Industria -4,9 ;Costruzioni   -21,4 ;Servizi -4,8

  La tendenza alla crescita dello spread, rileva Ronci, è confermata dai dati socio-economici dei primi nove mesi del  2021 La popolazione abruzzese è diminuita di 5.804 abitanti e in valori percentuali la flessione dello 0,39% è stata pari al 40% in più della decrescita italiana che ha registrato un decremento dello 0,28%.

Le imprese registrano un incremento dello 0,96% inferiore all’ 1,64% italiano. La crescita non è soddisfacente in quanto la crescita è stata quasi la metà di quella italiana.Le imprese artigiane flettono dello 0,51%, in controtendenza con il dato italiano che ha registrato un incremento dello 0,67%. Il risultato è deludente e posiziona l’Abruzzo al terzultimo posto della graduatoria nazionale.L’export, nei primi 9 mesi 2021,ha registrato un incremento del 13,2%, dato inferiore al 20,1% nazionale che colloca l’Abruzzo al 15° posto della graduatoria nazionale delle regioni italiane mentre nel I trimestre 2021 si era posizionato al 1° posto.

La retrocessione nella graduatoria è dovuto alla pesante flessione subita nel III trimestre 2021 (-11,7% a fronte del +13,2% italiano), causata dal crollo dell’ automotive e dal fatto che l’export dei prodotti diversi dai mezzi di trasporto, da attribuirsi per la gran parte alle aziende locali, è cresciuto molto meno di quello italiano (9% contro il 13,9%). Ecco perché se l’Abruzzo vuole marciare,almeno con gli stessi ritmi dei valori medi italiani,deve cambiare passo I numerosi provvedimenti e le notevoli risorse messe in campo finora dalla Regione Abruzzo non hanno dato i risultati sperati.

Per poter avviare un processo di crescita apprezzabile bisogna focalizzare l’attenzione e le energie su due priorità fondamentali:le peculiarità dei territori che compongono la regione;l’esigenza primaria del sistema produttivo regionale.

L’Abruzzo si suddivide:

  • in una zona occidentale montagnosa delimitata da una serie pressoché continua di montagne che costituiscono la parte più elevata di tutto l’Appennino;
  • in una zona orientale, collinare, incisa da numerosi solchi fluviali e digradante verso il Mare Adriatico.

All’interno di queste due zone si trovano territori con caratteristiche socio-economiche di gran lunga diverse tra di loro e i divari non esistono più soltanto tra le Aree Interne Montane da una parte e le Aree Costiere e Collinari dall’altra ma (come si può rilevare dal mio report sullo spopolamento in Abruzzo dal 2014 al 2019 [2] e da quello sulla dinamica delle imprese in Abruzzo dal 2014 al 2019 [3]) i divari si vanno producendo all’interno sia delle Aree Interne Montane che delle Aree Costiere e Collinari.

Non è azzardato prevedere che, in assenza di politiche specifiche, nel futuro prossimo si dovrà registrare un peggioramento dei divari e forse è un  dovere chiedersi che cosa fare per frenare le tendenze in atto che vedono l’Abruzzo storicamente diviso in due e, all’interno di questi Aree, evidenziarsi ulteriori fratture e scomposizioni.Se si vogliono evitare provvedimenti occasionali legati alla funesta logica particolaristica praticata da decenni senza risultati apprezzabili, non resta che adottare una metodologia programmatoria che elabori un progetto che attivi uno sviluppo Regionale armonico e che faccia sì che tutti gli interventi e le risorse siano coerenti con quel progetto.Allo stato si ha l’opportunità da parte della Regione di adottare lo strumento dell’Agenda Urbana che, meglio di qualsiasi altro, potrebbe avviare uno percorso di sviluppo armonico ed equilibrato di tutto il territorio Abruzzese.

Le  Aree urbane funzionali (FUA) per uno sviluppo equilibrato ed armonico dell’intero territorio regionale abruzzese

La realizzazione dell’Agenda Urbana Abruzzese, secondo uno studio coordinato dal Prof. Roberto Mascarucci del Dipartimento di Architettura dell’Università “G. D’Annunzio”, prevede la suddivisione del territorio regionale in 7 Aree Urbane Funzionali che fanno riferimento alle Città Medie di Pescara-Chieti, Teramo, L’Aquila, Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto.Le 7 Aree Urbane Funzionali rappresentano la struttura policentrica che caratterizza il territorio abruzzese ed è frutto di uno studio riportato in 3 volumi nei quali si dimostra in maniera inoppugnabile che la ripartizione ottimale del territorio abruzzese è proprio quella delle 7 Aree.

Queste riflessioni per evidenziare che l’eventuale individuazione  delle Aree Urbane Funzionali tornerebbe a mettere le Aree della Regione comprese quelle Interne  al centro dell’interesse e dell’attenzione della politica regionale e ciò  comporterebbe per esse un impegno a livello regionale:

  • per delineare strategie fondamentali per l’efficienza dei sistemi insediativi;
  • per il sostegno ai settori produttivi;
  • per la tutela dell’ambiente;
  • per poter riuscire ad attuare efficaci politiche di sviluppo;
  • per rendere i territori protagonisti della progettazione strategica;
  • per garantire alle popolazioni che vi risiedono i servizi essenziali ed indispensabili.

 

Come già detto il sistema produttivo abruzzese si trova in una situazione  di oggettiva difficoltà e tale difficoltà è da imputare soprattutto al fatto che esso è composto per la gran parte da micro e piccole imprese che rappresentano il 96% del totale delle imprese e impiegano il 56% degli occupati. Esse hanno problemi di carattere strutturale e una scarsa propensione all’innovazione. Pertanto, la Regione deve destinare risorse che realizzino  il miglioramento della competitività.

Il Regional innovation index(RII) elaborato dalla Commissione europea, fornisce una valutazione sintetica della capacità innovativa delle singole economie regionali della UE. In base alle elaborazioni contenute nell’ultimo rapporto 2021, il punteggio assegnato all’Abruzzo pone la regione significativamente al di sotto della media dell’Italia. Un punto di particolare debolezza del sistema innovativo regionale è individuato nei minori investimenti in ricerca e sviluppo effettuati dal settore delle imprese .

Per conseguire l’obiettivo dell’innovazione delle imprese abruzzesi, che hanno bisogno di aiuto per superare i limiti all’interno dei quali sono storicamente costrette, si può istituire un Centro Regionale per l’Innovazione che abbia il compito di proporrenuovi prodotti nuovi processi produttiv fornire gli strumenti conoscitivi necessari favorire la comunicazione tra imprese introdurre la condivisione della conoscenza, assicurare sostegno nella definizione di obiettivi realistici e strategie praticabili.

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