Venerdi, 26 aprile 2019

E questa sera  a Popoli va in scena “3.32 L’Aquila gli allarmi inascoltati” 


2019/04/06 08:420 comments

 

Popoli, 6 aprile- – 3.32, l’ora della scossa che nella notte del 6 Aprile 2009 distrusse L’Aquila e il territorio aquilano, con forti ripercussioni in tutto l’Abruzzo. Da quella notte sono trascorsi 10 anni e sono stati anni dolorosi, difficili, lunghi, per tanti aspetti lunghissimi, anni nei quali L’Aquila ha tenacemente lottato per la sua resurrezione, col determinato orgoglio della ricostruzione di quella città ferita, di quella città e non di un’altra città. Il libro di Paolo Mastri, giornalista aquilano, esce a pochi mesi dal terremoto e subito mette il dito su diverse piaghe, prime fra tutte il dolore dignitosamente espresso dalla gente, dagli aquilani la cui reazione è immediata, coraggiosa, esemplare. Da quella gente bisognosa di ogni cosa e che pure non lesinava di offrire vino e formaggio al vigile del fuoco di Ravenna in servizio di soccorso. Quella gente che aveva saputo ricostruire la città dal precedente devastante terremoto del 1700, realizzandone una città d’arte, di cultura, di intraprendenza politica e amministrativa, tale da diventare il Capoluogo dell’Abruzzo.

E dalla dignità del dolore di tragedia, Paolo Mastri affronta progressivamente la complessa problematica legata agli allarmi inascoltati che dalla storia e dai saperi e dalla memoria di quella gente provenivano, fino alla prevenzione mancata e alle infiltrazioni delle mafie da combattere negli appetitosi progetti della ricostruzione. “Bisogna dirsi tutto” scrive Mastri, “Bisogna dirsi tutto” ribadisce Concita De Gregorio nella sua prefazione al libro, perché è solo col dirsi tutto che si può mirare ad una sana ricostruzione, ad una profonda ricucitura del tessuto sociale strappato in tanti punti dal terribile sima del 2009. In tal senso, tanto è stato fatto, moltissimo c’è ancora da fare. E Claudio Di Scanno, regista abruzzese, pescarese di nascita ma con diverse affinità all’aquilanità, dal rugby in età giovanile alla montagna al teatro, sollecitato dalla proposta del Comune di Popoli,  non ha in questo decennio dimenticato la dedica che Mastri gli fece alla presentazione del suo libro fresco di stampa: “Non ci lasciate soli”.

E oggi quella dedica ha bisogno forse più di ieri di una attenzione che, passata la grande solidarietà umana dell’immediato, ha necessità di rinnovarsi e rinsaldarsi nella battaglia civile e culturale della ricostruzione di tutto, della città e del territorio dell’Aquila, dalle case al teatro, dalla cultura all’economia ai circuiti di socialità e di umanità. Ed è una battaglia che continua, proprio nella estensione della necessità di continuare a “dirsi tutto”, a fare memoria di tutto affinché rinascita e nuova prevenzione siano valori di futuro da trasmettere alle nuove generazioni. Così, Di Scanno costruisce con i suoi attori, guidati dalla solidità artistica di Susanna Costaglione affiancata da Candida D’Abate (che negli anni ’80 proprio con Di Scanno iniziò il suo percorso teatrale) e dai giovanissimi Irene Ciavalini, Pierluigi Lorusso, Rebecca Di Renzo e Patrcija Milos, un percorso drammaturgico che capta dal libro di Mastri dei nuclei narrativi di grande efficacia, anche in senso poetico, includendoli in un dispositivo vocale e visuale di potente suggestione, fino ad una significativa sequenza conclusiva costruita dalla danzatrice e coreografa Anna Paola Gianni. Allestimento visuale e sonoro di Luigi Fracassi e Maura Lattanzio. Popoli, teatro comunale,  6 Aprile 2019, ore 21,15. (h.8,30)

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