Cultura

Diciassette marzo 1861, si proclama l’Unità d’Italia

 

  Sulmona, 17 marzo- Oggi è un anniversario importante sia dal punto di vista storico, sia di coesione e valore sociale che unisce indissolubilmente da nord a sud tutti gli italiani. Il diciassette marzo del milleottocentosessantuno viene proclamata l’Unità d’Italia, il nuovo Regno d’Italia il quale termina nel millenovecentoquarantasei. Molte battaglie sono state combattute per annettere il suolo italiano in un’unica patria, in un’unica nazione unita; centouno sono state le guerre, i conflitti armati, che hanno visto immolare le loro vite innumerevoli giovan. L’Italia, all’indomani dell’avventura di Napoleone è divisa in molti stati: il Piemonte Sabaudo a nord, il Regno della Due Sicilie a sud, lo Stato Pontificio al centro, le regioni settentrionali sotto il domino dell’Austria dell’impero austro ungarico, oltre a molti stati controllati dallo straniero.Con l’approvazione della legge 17/3/1861,n.4661  Sua Maestà, Vittorio Emanuele, assume per sé ed i suoi successori in titolo di Re d’Italia. Dal millenovecentoundici, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’unificazione italiana, diviene festa nazionale per ricordare sempre i valori dell’unità del paese, le giovani vite immolate.Il Risorgimento italiano con le sue battaglie, avvenimenti, entrati di consegue l’ambito sogno divenuto realtà, quello di unificare il suolo italiano con un’unica bandiera il tricolore.

Il completamento dell’unificazione del territorio italiano si avrà definitivamente al termine della prima guerra mondiale. Si avranno le guerre d’indipendenza con le quali si uniranno i territori italiani quali la Lombardia, il Veneto, in seguito si avrà la spedizione dei Mille nel Regno della Due Sicilie, sino alla prima guerra mondiale per il Trentino ed il Friuli. La prima guerra mondiale per l’Italia può forse essere definita la quarta guerra d’indipendenza in quanto, il paese, vince il conflitto; seguirà la diramazione della vittoria con l’Austria Ungheria che si arrende all’Italia firmando lo storico armistizio a Villa Giusti. A seguito del trattato di Saint Germain ed Layne, stipulato nel millenovecentodiciannove, l’Italia completa la sua unificazione annettendo Trento,Trieste. Molti saranno personaggi che caratterizzeranno tale momento storico, da Giuseppe Garibaldi, ai Fratelli Bandiera, Luciano Manara ed altri ancora. Sino al millenovecentoquarantasei l’Italia sarà una monarchia costituzionale, avente come carta costituzionale lo Statuto Albertino, carta elargita nel milleottocentoquarantotto da Carlo Alberto di Savoia ai sudditi del Regno di Sardegna.

Il millenovecentoquarantasei è l’anno del Referendum Monarchia Repubblica evento storico che avviene il due e tre giugno. Si vota domenica due giugno dalle ore sette alle ore venti e lunedì tre dalle ore sette alle dodici. In Italia la Monarchia Sabauda termina il 13 giugno 1946 alle ore sedici e dieci quando Umberto II di Savoia, una volta lasciato il Palazzo del Quirinale, parte dall’aeroporto di Ciampino diretto in Portogallo. Il 10 giugno 1946  dieci la Corte di Cassazione procede a sommare i voti con la Repubblica la quale ottiene 12.672.767 voti, la Monarchia 10.688.905. Fra luci ed ombre il Referendum istituzionale vede la vittoria della Repubblica la quale oggi ci esprime; l’Italia, l’Unità Italiana, si è realizzata con il sangue di molti giovani. La nostra bandiera italiana, il Tricolore, ha una storia celebre. Ufficialmente la bandiera tricolore nasce a Reggio Emilia nel gennaio del millesettecentonovantasette quando, il parlamento della Repubblica Cispadana, procede a rendere universale lo Stendardo o la bandiera Cispadana nei tre colori verde, bianco, rosso  Il diciassette marzo, per l’Italia è data storica fondamentale, per non dimenticare mai quanti sono morti per realizzare l’Italia di oggi con la sue storia ed avvenimenti illustri.

Andrea Pantaleo

7 Comments

  1. Oltre ogni forma di retorica risorgimentale , In effetti il Regno di Napoli era uno Stato cuscinetto che sussisteva e prosperava proprio tra la Chiesa con l’Europa Cristiana e l’impero Ottomano non potendo il Papa ed il Sultano confinare direttamente, caduto quest’ultimo è contemporaneamente terminata la funzione di Napoli, che è stata investita dal riordinamento strategico delle potenze occidentali che hanno potuto penetrare la loro influenza nei vuoti prodotti dalla crisi Ottomana ,condannando Napoli se la caduta è stata politicamente controllata dai Sultani (come in quelle demolizioni di torri con esplosivo) nella direzione del mondo occidentale ed opposta alle Russie. Perciò l’Italia , Grecia etc sono sorte dallo equilibrio delle grandi potenze e per motivi di strategia politica e certamente meno sentimentali dei calori garibaldini. Risultando poi tra la più corrotte nazioni del mondo mantenendo tale posizione sinora anche dalle statistiche ONU dagli annali che si leggono in rete. Chi non crede al coronavirus è proprio per questo, cioè la legge 20 Marzo 1865 n. 2248 che produce corruzione firmata da Alfonso La Marmora (non è conosciuto abbastanza che Alfonso La Marmora ,un personaggio storico di tale portata, in gioventù ,non da militare, ha soggiornato a Sulmona e sarebbero opportuni approfondimenti culturali) è, con altre date , ancora tutta strutturalmente in atto con enorme potere di stampo sabaudo in mano all’apparato politico in riguardo alle modalità non libere e paritarie di spesa negli appalti e contratti pubblici. E’ evidente che esiste nei politici una cieca e malata bramosia di spendereil più possibile poiché in ogni procedimento che riescono a gestire è facile ottenere tangenti perciò il dubbio sul coronavirus (Forse a Bibbiano hanno imparato la lezione se dopo tutti i bambini affidati con spese a carico per la collettività, non v’è ,questo giro, al contrario nessun positivo al virus) è che sia in fortissima parte enfatizzato nella sua pericolosità proprio per avere il pretesto da parte di chi ha le leve del potere ora (ma non il prossimo anno) di impegnarsi in miliardi e miliardi di spesa con procedure ristrette e di urgenza per far fronte a questa emergenza,forse gonfiata , dove il fine reale è prendere percentuali dai contratti che riesce a fare.
    Lo Stato sorto il 17.3.1861 è ufficialmente terminato il 2.6.1946 anche con il contributo dei partigiani che ancora vivono e che dovremmo ringraziare.

  2. Andrea Pantaleo

    Egregio GioDs la chiamo in tal mondo perché si firma così, e vorrei sapere se è possibile con chi mi stia confrontando, la invito a frequentare gli Archivi di Stato in quanto lo stato unitario sorto nel 1861 non termina il due giugno del 1946 e le spiego perché. La proclamazione della vittoria della Repubblica non avviene il dieci giugno, né tanto meno la notte fra il dodici ed il tredici di giugno 1946 in quanto, ad onor del vero, la Corte di Cassazione procederà a pronunciarsi solamente alle ore diciotto del diciotto giugno dopo che il Re ha lasciato l’Italia già da cinque giorni. Solo dopo il 18 giugno l’Italia diviene ufficialmente Repubblica. Intanto vengono inoltrati almeno 21.000 ricorsi e la Cassazione il 18 di giugno del 1946 non è assolutamente in grado di verificarli ed esaminarli in questa sola giornata. Va asserita altra precisazione al riguardo che è la seguente: tra le 0.05 e le 16.10 del tredici giugno del 1946 nella Nostra Italia si hanno due Capi di Stato. Può sembrar strano, potrebbe forse finanche sembrare una follia, ma è così: in questo lasso di tempo l’Italia ha due Capi di Stato il Re che lo è a tutti gli effetti ed in pieno diritto, ed il Presidente del Consiglio il Democristiano Alcide De Gasperi, in qualità di Capo provvisorio di una Repubblica non ancora sancita, né proclamata a norma di legge, di giurisprudenza. Dopo la Partenza di Umberto II di Savoia l’Italia ha un Capo di Stato in esilio ed uno in Italia in attesa del pronunciamento della Corte di Cassazione per quanto concerne l’esito referendario. Quanto al Regno di Napoli definito da lei cuscinetto faccio se seguenti precisazioni: la differenza di ricchezza fra il Regno delle Due Sicilie e gli altri stati è a dir poco abissale. Il Regno di Napoli possiede 443.281.665,23, somma la quale servì per risanare l’intero bilancio del nuovo stato unitario. e pagare debiti di altri stati italiani indebitati sino all’inverosimile. Questa ricchezza viene sottratta alle genti del sud e per i duo siciliani inizierà un’emigrazione senza precedenti. Per quanto concerne la fine del Regno di Napoli si intrecciano le politiche di Cavour e Vittorio Emanuele II, rispettivamente primo ministro e Re di Sardegna, con la complicità di Francia e Inghilterra.

    Andrea Pantaleo

  3. Andrea Pantaleo

    Mi congratulo ancora una volta con lei per la chiara esposizione di temi molto interessanti ed adeguatamente approfonditi, preziosi per illuminare le semplici menti ed ampliare e arricchire la cultura di noi comuni mortali.

    Andrea Pantaleo

  4. Chist’ “o paese d’ “o sole,
    In queste poetica espressione di Libero Bovio vi e’ la sintesi della caduta dello Stato napoletano, anche se oggi ,con, Greta Thunberg , il mondo sta di nuovo cambiando verso una nuova era contraria alle emissioni industriali di anidride carbonica , ergo Fossilfritt ,e che si alimenta di energia pulita ove il sole riacquisisce la sua importanza primaria che nella economia non più agricola aveva ceduto ai minerali . Questo significa che sinora stiamo ancora vivendo “l’età del carbone” poiché anche se si usa maggiormente il petrolio od il gas metano, si estraggono e si trasportano dove in Europa vi sono tuttora i maggiori impianti industriali e di proliferazione poi, economica finanziaria e sociale che iniziarono e dettero nuova potenza alle Nazioni grazie alla rivoluzione metallurgica introdotta dalle macchine a vapore che permisero la costruzione di grandi aziende e stabilimenti che sfruttavano i giacimenti di carbone , ciò con il contestuale arrivo poi di una nuova nobiltà di grandi famiglie di ricchi i cui cognomi imprenditoriali sono ben conosciuti anche adesso insieme alle piazze finanziarie quali Francoforte Parigi Londra Milano etc.
    La decadenza economica quindi, dei Sultani Ottomani, è connessa alla incapacità, se nei secoli precedenti avevano potere militare per insidiare il centro d’Europa, di evolvere nella competizione industriale per mantenere il passo con le altre nazioni europee ,non per mentalità conservatorista,ma proprio per la mancanza di materie prime per stabilire concorrenzialmente grandi industrie di macchine che costruiscono altre macchine. Dovendosi quindi necessariamente progredire, Napoli e il Piemonte sono stati riuniti in un unico Stato appartenente alla nuova non duplice influenza delle più forti potenze Europee e con una unica nuova legislazione finanziaria che, senza remore di cristiana umanità, potesse permettere la contrattazione di immense risorse di denaro pubblico di provenienza popolare, nella direzione degli investimenti speculativi di quelle grandi famiglie industriali sia norditaliane che nordeuropee , o le prime prestanome delle seconde, che legalmente assumevano , con il premeditato favore delle carte a posto , le forniture le concessioni e le esecuzioni delle grandi opere infrastrutturali ed industriali immediatamente post unitarie e che ancora vediamo ,anzi ne usufruiamo, alcune volte purtroppo senza mai reali ammodernamenti, anche nelle nostre provincie,ma funzionanti nello stato originario di quando vennero costruite.
    Legislazione che poi successivamente al 3.1.1948. , non è stata anchessa ammodernata nelle regole albertine di contrattazione pubblica nei diversi rapporti con il raggiunto livello di dignità e di onore che spetta ai liberi imprenditori privati di una libera e nuova nazione democratica e repubblicana così come determinato dalla legge fondamentale entrata in vigore nella data sopracitata, ciò poi con coriacea unghiosita’ politica nonostante sia poi caduto a Berlino il muro dell’ultimo pretesto contro la libertà.
    Ne è un riscontro del cambio epocale se ugualmente alla guerra civile italiana successiva a questa data 17 marzo 1861 detta anche di repressione del brigantaggio meridionale, si è combattuta un’altra guerra negli USA sempre tra un Nord industriale ed un Sud agricolo ove il pretesto nordista era promuovere i poveri negri delle piantagioni dalla condizione di schiavi a quella di uomini liberi, però in un fenomeno che molte volte vediamo anche nell’amministrazione pubblica ove un impiegato o funzionario, manchevole o scomodo viene promosso per essere allontanato e mandato altrove , quindi nelle piantagioni dove si eseguivano medievali lavori agricoli con la sola manualità e secondo il ritmo delle stagioni non si stava male, però si era iniziati a disporre del macchinario agricolo con motori a combustione che, impiegato sarebbe stato più produttivo del macchinario animale od umano ,quindi con la invenzione della improvvisa libertà, gli schiavi sono stati relegati a peggior vita nei ghetti e nelle periferie, o rubati dalle campagne del sud per lavorare nelle industrie e nelle infrastrutturevdel nord , ed al loro posto sono stati introdotti progressivamente i macchinari, in un fenomeno ;se per paragone , dalla notte di tutte le civiltà sono sempre esistiti gli schiavi senza mai produrre scrupoli e problematiche di opportunità morali ;invece arrivato a migliorare il cambio delle coscienze con immediata riflessione spirituale sincrona alle accelerate possibilità di guadagno date dall’ avanzamento tecnologico.
    Si ascolta con intervallo ciclico considerazioni a riflessi di avversione politica verso le regole finanziarie della UE e l’euro,stringenti verso l’Italia, ove però non si tiene conto, anche da politici, nuovi diciamo, quali Salvini o la Meloni che ben prima della istituzione della Comunità Europea erano le nazioni europee che hanno svolto grande influenza economica in Italia con investimenti francesi e tedeschi inglesi belgi etc. e non viceversa altrimenti l’Italia sarebbe stata fatta al contrario da sud verso nord.
    #iorestoacasa

  5. Andrea Pantaleo

    Lei non risponde ai miei precedenti commenti, procedendo in un discorso che esula completamente dai temi affrontati. Potrei sintetizzare nel seguente modo: alla domanda come si chiama lei risponde ho mangiato un bel panino. Non riesco a comprenderne la ragione.

  6. Sig.Pantaleo neanche lo Stato Unitario inizia il 17Marzo 1861 poiché,per puntiglio,a Civitella del Tronto hanno resistito con la bandiera borbonica ulteriori tre giorni sino alla data di domani, Il 2 Giugno è la data convenzionale che si festeggia la nascita della Repubblica Italiana.
    Lo Stato napoletano godeva di un buon livello di benessere economico e di una eccellente levatura culturale forse prima in Europa anche per la instaurazione di commerci con il mondo Ottomano con il mar Nero etc. esistendo ad Est potenze economiche che offrivano grandi grandi possibilità di lavoro e di guadagno poi come detto,diminuite di importanza, avendo mantenuto Napoli buonissima flotta mercantile in una tradizione secolare di marinai se abbiamo pochi giorni orsono un comandante di una nave insignito di una onoreficenza dal Quirinale e che proviene da un paese del Sud ove da secoli e secoli solcano per mestiere tutti i mari del globo. Quindi su Napoli stiamo dicendo la stessa cosa. Saluti.

  7. Andrea Pantaleo

    Lei ha la presunzione di contestare una legge regolarmente approvata che è quella del Regio
    Decreto 17 marzo 1861 numero 4661, con la quale si istituisce il Regno d’Italia. Il fatto che a Civitella del Tronto abbiano resistito altri giorni non cambia nulla con la legge in questione. Se vogliamo essere di maggior precisione l’attuale Italia, come realtà territoriale, si avrà al termine della prima guerra mondiale. Quanto alla data dei festeggiamenti della Repubblica Italiana il due giugno è la data dell’inizio del referendum la quale si è fatta coincidere con la festa della Repubblica. La questione giuridico giudiziaria circa gli eventi del referendum è ben altra realtà che non a nulla a che vedere con le date da lei menzionate. La Repubblica si proclama il diciotto giugno, non il due giugno perché il due è la prima giornata del referendum. Per quanto concerne il referendum vanno asserite altre realtà che sono le seguenti: In data 16 marzo 1946 Umberto di Savoia Luogotenente del Regno d’Italia procede a controfirmare la legge la quale affida al popolo italiano la scelta circa la forma dello Stato. Molti sono gli italiani attualmente prigionieri ed internati all’estero. Nella stessa data del 16 marzo 1946, contro il desiderio del Luogotenente stesso, vengono escluse dal diritto di voto la Venezia Giulia con Zara, Pola, Trieste e Gorizia le quali formano il XII collegio nonché la provincia di Bolzano. Si enuncia che i loro elettori sarebbero stati consultati con provvedimenti successivi, per essere di maggior chiarezza mai più, perché essi non hanno mai votato al Referendum Monarchia Repubblica del giugno del 1946, né voteranno in futuro come promesso loro; perché escluderli dalla importante consultazione ed istituto giuridico di democrazia Diretta? Non saranno consegnate 1.500.000 certificati elettorali che impediranno ad almeno il 5,5 per cento degli aventi diritto al voto di poter accedere alle urne, per quale ragione? Circa l’otto per cento degli aventi diritto al voto o perché residenti nelle Regioni ut supra menzionate, o perché non sono stati reperiti, vengono esclusi dal diritto di voto per quale scopo? In Russia vi sono ancora migliaia di soldati italiani con alcuni generali italiani i quali resteranno in URSS sino al 1950 in qualità di criminali di guerra. I prigionieri in vita sono circa 400.000 pari all’ 1,25 per cento degli elettori: le loro famiglie temono che l’esito referendario possa nuocere ai loro cari al fine del loro definitivo ritorno in Patria. Molti altri vengono esclusi per motivi politici, e limitati in quelli civili; in conclusione per un motivo e per un altro oltre il dieci per cento del corpo elettorale non si recherà alle urne nei due giorni del Referendum. Per la prima volta in questa memorabile consultazione votano anche le donne; l’opinione dei politologi è quella di considerare il voto femminile chiaramente moderato; i partiti di sinistra temono il voto delle donne al Referendum. Mediante il DLL 1 febbraio 1945 n.23 si procede ad estendere il diritto di voto anche alle donne. Va precisato inoltre che, il diritto di voto femminile, viene introdotto in Italia nel 1919 per dei casi molto emblematici e numericamente poco rilevanti, come ad esempio vedove e madri di medaglie d’oro al valor militare. Nel 1925 alle donne viene conferito e concesso il diritto di voto alle elezioni amministrative; in seguito sia i Consigli Comunali, sia i Consigli Provinciali elettivi, vengono sostituiti con Podestà e Presidi successivamente Rettori dietro nomina Governativa. La figura istituzionale del podestà si introduce con il Regio Decreto 3 settembre 1926 numero 1910. Sino al’entrata in vigore di tal Regio Decreto vi è ancora la figura istituzionale del Sindaco. Ubi lex voluit dixit ubi noluit tacuit. Dove la legge volle, parlò; dove non volle, tacque . Ossequi

    Andrea Pantaleo

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