Venerdi, 10 novembre 2017

De Luca


2015/01/29 10:288 comments

opinione Sulmona, 29 gennaio- Egregio Direttore,  Ieri De Magistris, oggi De Luca. Condannati in primo grado, vengono sospesi dall’incarico di sindaco, ai sensi della legge Severino che, al fine di tutelare la Pubblica Amministrazione dalla imperante corruzione, statuisce che i condannati, fin dal primo grado, decadono dalla carica. Interviene il Tar e li restituisce alla posizione quo ante perché la legge sarebbe in contrasto con la Costituzione, per la quale la presunzione di innocenza vale fino all’ultimo grado di giudizio.
Domanda pleonastica, ma la verifica di costituzionalità di una legge è di competenza del Tar o dell’organo specifico, la Corte Costituzionale ? Perché questa non si affretta a dichiarare la legge Severino incostituzionale o , al contrario , a confermarne la validità? Povero Paese senza certezza del diritto, in mano ai legulei. (h.10,00)
Ezio Pelino

8 Comments

  • Andrea Pantaleo

    Egregio Preside da un punto di vista etico e morale Lei ha ragione, ma in ossequio alla giurisprudenza la realtà è ben diversa. Ribadisco ancora una volta che la Corte Costituzionale organo cui son demandate le garanzie costituzionali, ai sensi e per gli effetti degli articoli n.134,135,136,137, della Costituzione non può pronunciarsi d’ufficio circa l’eccezione di legittimità costituzionale di una legge o atto avente forza di legge, perché l’iter procedimentale avviene a richiesta delle parti. La domanda da porsi è chiaramente altra: coloro che hanno presentato il disegno di legge e successivamente approvato la legge Severino hanno letto un minimo di diritto costituzionale, considerando che la legge è eventualmente incostituzionale e, se dovesse essere incostituzionale, lo era ancor prima di presentare il disegno di legge per la Sua successiva approvazione? L’articolo 27 II comma della carta dispone chiaramente che l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Il Italia vige il principio del doppio grado di giurisdizione e l’eventuale ricorso in Cassazione. Si ha collegamento fra tale norma costituzionale di cui al II comma articolo 27 e gli articoli n.648 e seguenti del Codice di Procedura Penale cui rimando. La certezza del diritto esiste il problema è riferito a coloro che non sono a conoscenza nemmeno di un minimo di diritto costituzionale, considerando che si tratta di giurisprudenza costituzionale rigida, cogente, inderogabile, non revisionabile neanche con la procedura aggravata di cui all’articolo n.138 della Costituzione, in quanto facente parte della prima parte della Costituzione. Si pronuncia il TAR in quanto ai sensi e per gli effetti dell’articolo n.6 titolo I legge 6 dicembre 1971 n.1034 il Tribunale Amministrativo Regionale è competente a decidere sui ricorsi concernenti controversie in materia di operazioni per le elezioni dei consigli comunali, provinciali e regionali. Circa il funzionamento della Consulta riporto in primis l’articolo n.1 della legge costituzionale 9 febbraio 1948 n.1 con la quale il legislatore dispone chiaramente che la questione di legittimità costituzionale di una legge o di un atto avente forza di legge della Repubblica rilevata d’ufficio o posta da una delle parti in giudizio e non ritenuta infondata è rimessa alla decisione della Consulta circa la sua decisione finale. L’articolo n.23 della legge 11 marzo 1953 n.87 dispone che la questione di legittimità costituzionale si può sollevare con regolare istanza nel corso di un giudizio, azione che può intentare anche il Pubblico Ministero. Il giudice funge da portiere e prima di tal istanza la Consulta, d’ufficio, non si può assolutamente pronunciare, in quanto violerebbe il principio della divisione dei poteri costituzionalmente prevista. La proposizione del giudizio dinnanzi la Corte Costituzionale dipende soltanto ed esclusivamente dal giudice e non è consentito ad alcuna altra persona, né figura istituzionale. Ricordo che per quanto concerne il pronunciamento della Consulta vige il principio di corrispondenza fra chiesto e pronunciato, per essere più lapalissiano la Corte Costituzionale non può andare oltre l’ambito del Suo giudizio e si deve limitare a pronunciarsi su quello che le viene chiesto e non può assolutamente allargare il cosiddetto thema decidendum e andare oltre quello espressamente chiestoLe dalle parti.

    Andrea Pantaleo

  • Sandro Petrella

    A me sembra che Ezio Pelino abbia posto in maniera chiara una riflessione sopratutto di natura politica non di carattere costituzionale Dice Pelino : sulla base della legge Severino un sindaco condannato ad una pena superiore a quella prevista dalla norma si deve dimettere anzi viene dimesso con apostoli provvedimento del a prefetto Il caso clamoroso e’ quello di De Magistris, ex magistrato, attualmente sindaco di Napoli. De Magistris,viene dimesso e subito impugna il provvedimento.Il TAR gli da’ ragione e lo reintegra nelle sue funzioni. La ragione? La norma è carente( o viziata) e non puo’ essere applicata Stessa cosa capita a De Luca. Allora dice Pelino: perché’ non viene sollevata dinanzi alla Consulta una questione di legittimità’ della legge Severino ?
    Mi sembra una normale osservazione anche perché’ se continuano a ripetersi queste pronunce che senso puo’avere quella legge che doveva apparire rivoluzionaria e che viene interpretata a seconda dei Tribunali in maniera diversa? Quali siano le parti da correggere francamente non sono0 in gardo di affermarlo ma avverto che c’è una esigenza diffusa di dover fare chiarezza Il sig Pantaleo invece interpreta in modo diverso il caso e ci riserva un predicozzo in materia di diritto costituzionale Esagerato. Ciascuno di noi ha studiato nella propria carriera scolastica anche il diritto amministrativo e quello costituzionale ma ciascuno ha anche imparato che dinanzi ai casi concreti bisogna trovare una interpretazione e una soluzione ai problemi diversamente e’ come imparare una poesia,ripeterla alla maestra e non capirne il senso

  • Andrea Pantaleo

    Se Lei definisce un predicozzo esagerato la cultura giuridica del diritto costituzionale e della Costituzione della Repubblica italiana il problema è ancor più grave di quanto si possa pensare e non c’è alcuna possibilità di ulteriore dialogo. Ossequi.

  • Andrea Pantaleo

    Son convinto che in Parlamento, organo Costituzionale cui è demandato il potere legislativo, vi siano componenti che non conoscono nemmeno i principi fondamentali e la prima parte della Costituzione Italiana, considerando la legge Severino.

  • Sandro Petrella

    Credo che con queste risposte il sig.Pantaleo abbia confermato le mie impressioni.Perché ? Chi scrive non ha mai inteso scambiare il predicozzo con il diritto costituzionale Il predicozzo e’ diretto al Suo modo di ragionare che appare a noi poveri mortali che non siamo costituzionalisti ma il diritto costituzionale lo abbiamo studiato di levatura eccelsa che non riusciamo a seguirlo.Ci sforziamo solamente partecipando a questo forum di farci capire dal lettore medio. Poi quel riferimento al Parlamento e ai suoi componenti che non conoscono la prima parte della Costituzione mi sembra una sua forzatura personale

  • Andrea Pantaleo

    Considerando le leggi dichiarate incostituzionali dalla Consulta, non mi sembra che la mia affermazione sia una forzatura personale. Il diritto Costituzionale non è per tutti; ossequi.

  • Sandro Petrella

    Ma la Consulta si pronuncia su iniziativa di qualcuno o lo fa in maniera autonoma su tutte le leggi in vigore? E allora bisogna essere proprio dei fenomeni per capire queste cognizioni elementari ? Già’ dimenticavo che non tutti possono capire il diritto costituzionale, che molti componenti il Parlamento non conoscono affatto la Costituzione ecc ecc. Vuol dire che alimenteremo le nostre conoscenze e la nostra culturacostizionale con le teorie ed i predicozzi del prof Pantaleo Cordiali saluti e chiudo qui

  • Andrea Pantaleo

    Nel mio primo commento ho spiegato con chiarezza qual è l’iter costituzionalmente previsto da porre in essere al fine di introdurre la questione di legittimità costituzionale dinnanzi la Corte Costituzionale. Se lo avesse letto attentamente non avrebbe sostenuto che io pronuncio teorie e predicozzi. Non ha compreso nulla di quanto ho scritto ma non è un problema. Noi giuristi siamo abituati a ricevere critiche senza scomporci minimamente in quanto siamo a conoscenza che è consentito a tutti di parlare anche a coloro che pur non avendo cultura specifica pensano di impartire lezioni. Non si può elargire quello che la natura ha negato, professore per eccellenza. Vorrei che prevalesse il senso del limite e della misura, che però ritengo impossibile. Da questo momento ritengo per me doveroso un dignitoso silenzio.

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