Economia

Cgil: parte il nuovo anno scolastico con tanti problemi vecchi e… molti nuovi. Che fare ?

Sulmona, 11 settembre- Se la politica dalle nostre parti litiga in continuazione, non ha idee sul futuro di questo territorio e in special modo delle aree interne, se la politica anche oggi commette gli stessi errori  fra quelli portati avanti negli ultimi anni da chi aveva la responsabilità ed il dovere di richiamare l’attenzione della Regione e delle politiche regionali  su questo territorio da sempre considerato “ il ventre molle dell’economia regionale” allora ci pensa il sindacato (la CGIL, la Flc CGIL, la Fillea CGIL, la Fp CGIL la Filcams CGIL) della provincia dell’Aquila, che, a pochi giorni di distanza dall’inizio delle attività didattiche, denunciano criticità rilevate circa una serie di problemi che, sebbene presenti in tutte le aree interne della nostra provincia, assumono dimensioni più preoccupanti nelle aree della Valle Peligna e dell’Alto Sangro e che influiscono nella qualità del sistema scuola nella sua interezza, nel suo modello di professionalità integrate, rendendola emblematica del graduale impoverimento che affligge le nostre aree interne Come più volte affermato, il nostro territorio, rileva la Cgil. necessita di interventi straordinari che possano contribuire ad uscire da uno stato di crisi che sembra ormai diventato endemico.

Da un confronto effettuato dalla FLC CGIL dell’Aquila tra i dati relativi alle iscrizioni nelle scuole della Valle Peligna e dell’Alto Sangro emerge chiaramente che il fenomeno dello spopolamento delle aree interne necessita di un argine e di soluzioni strutturali che ribaltino la situazione attuale e restituiscano speranza a chi in quelle aree ha deciso di rimanerci a vivere. Aree, tra l’altro, come più volte affermato, che paesaggisticamente, se intelligentemente valorizzate, potrebbero rappresentare una grande risorsa economica, lavorativa e sociale.

Nelle sole scuole di base, infanzia, primaria e secondaria di I grado, da un confronto tra i dati dell’anno scolastico 2016/17 e di quelli del 2019/20, risulta una perdita di 703 alunni. Nei pochi casi in cui il risultato non è negativo, si hanno però perdite in termini di plessi scolastici delle zone più interne con un conseguente misero aumento della popolazione scolastica nei plessi più centrali. Questo vuol dire che i paesi più interni perdono di anno in anno le scuole e che le famiglie, a questo punto coraggiose, che ancora vi vivono accettano di spostare i figli nel plesso centrale spesso lontano decine di chilometri da percorrere su strade di montagna. Nelle scuole secondarie di II grado, accentrate a Sulmona, Roccaraso e Castel di Sangro, per effetto domino la situazione non è migliore, tanto che per l’anno scolastico 2019 /20 l’istituto omnicomprensivo di Roccaraso è sottodimensionato ed è attualmente in reggenza. Questo, soltanto per citare il dato più facilmente visibile, vuol dire un posto di lavoro in meno da Dirigente Scolastico e uno da DSGA. In termini non numerici vuol dire progressivo indebolimento del territorio. Lo stesso vale per l’Istituto comprensivo Serafini Di Stefano che, posto in pieno centro a Sulmona, occupa un edificio parzialmente agibile. Anche qui abbiamo perso, insieme a circa 70 alunni in un anno, un Dirigente Scolastico ed un DSGA.

Gli istituti di scuola secondaria di II grado di Sulmona, che si distinguono per la qualità dell’insegnamento e delle performance, soffrono di mancati interventi sull’edilizia scolastica, con l’esempio più eclatante dell’istituto tecnico Morandi Di Nino che, ormai dal 2014 è stato spostato a Pratola Peligna, dopo il sequestro dello stabile in via D’Andrea per lavori post sismici non a norma. La dislocazione in altro comune ha chiaramente determinato un notevole calo di iscrizioni, nonché disagi a docenti e personale ATA che hanno dovuto subire lo spostamento.

Gli interventi a cui assistiamo di anno in anno hanno sempre il valore della resa: lo scorso anno le amministrazioni di Pratola Peligna e di Sulmona decisero di non permettere l’uso delle palestre scolastiche e non di intervenire per risolvere un problema di norme di sicurezza sismica, aggravato da pastoie burocratiche e dalla difficoltà di individuare chi dovesse assumersi la responsabilità di permetterne l’utilizzo. Non da meno fa la Provincia quando dispone la chiusura di una palestra in pieno centro a Sulmona che avrebbe potuto permettere il regolare svolgimento delle attività di educazione fisica previste nei programmi delle scuole di ogni ordine e grado e che, di conseguenza, se non svolte sono in odore di sospensione di pubblico servizio e negazione dell’esercizio del diritto allo studio.Sempre in tema di edilizia, i dati raccolti dalla FILLEA CGIL ci dicono che su 24 possibili interventi in tutta l’area interessata su altrettanti edifici scolastici, soltanto 6 cantieri hanno visto la conclusione dei lavori. Per il resto, si rilevano la fase di progettazione per 8 stabili, quella di esecuzione per 7 e il definanziamento per 3 progetti. Nel frattempo, accade che nella città di Sulmona intere scolaresche siano ospitate in edifici scolastici contigui oppure, se non si è così fortunati, in appartamenti ATER o in contaneir nati con ben altra destinazione d’uso.

Sempre lo scorso anno, il servizio mensa nella città di Sulmona partì con notevole ritardo. La Filcams CGIL teme che questo possa verificarsi anche quest’anno poiché al 1 settembre 2019 non erano ancora state effettuate le procedure di aggiudicazione del servizio. Visti i tempi lunghi dell’iter previsto, non solo per le aziende, ma anche per le parti sociali a cui spetta il compito di gestire il cambio di appalto tra l’azienda uscente e quella subentrante, si hanno seri dubbi sulla possibilità che l’anno scolastico parta con il servizio mensa a regime. Inoltre, la Filcams CGIL, ritenendo importante la qualità del pasto fornito, denuncia l’abitudine delle gare d’appalto al massimo ribasso che non garantiscono una qualità alimentare adeguata all’utenza interessata. Inoltre, se si fosse più lungimiranti, l’utilizzo di prodotti locali e a km 0, potrebbe non solo aumentare la qualità del servizio, ma anche contribuire fattivamente al benessere dell’economia locale e ad un possibile aumento occupazionale nel settore agricolo e caseario.

Sempre la Filcams CGIL rileva che, nella Valle Peligna e nell’Alto Sangro, non diversamente dal resto della provincia dell’Aquila, il processo di internalizzazione dei lavoratori che finora erano assunti dalle ditte preposte alle pulizie dei locali scolastici, a causa di accantonamenti di posti in organico insufficienti, porterà a lasciare a casa il 60% dei lavoratori e delle lavoratrici coinvolti in questo passaggio. Si tratterà di un ulteriore impoverimento della scuola, ma anche e soprattutto dei territori.

La FP CGIL sottolinea che l’adozione di un regolamento per l’accesso ai servizi sociali, adottato dall’ambito distrettuale sociale peligno che prevede un particolare calcolo del necessario ISEE, sta di fatto determinando nella zona l’esclusione di cittadini e cittadine dalla fruizione di prestazioni che, così, non risultano più agevolate. Cittadine e cittadini per i quali è aumentata la contribuzione e la compartecipazione alla spesa, ma non la facilità di accesso alle prestazioni, per cui è sempre più frequente il ricorso ad operatori privati irregolari.

Non è difficile intuire le conseguenze di tale situazione che vanno dall’impossibilità di curarsi per i meno abbienti, allo sviluppo del lavoro sommerso, al decremento delle opportunità di lavoro per i soggetti che operano regolarmente nel settore.

Non stupisce che anche gli stranieri che l’avevano scelta stiano abbandonando la zona. Non stupisce che gli studenti che escono da quelle scuole secondarie di buona qualità se ne vadano per non tornare. Non stupisce che al calo demografico nazionale, dovuto al calo delle nascite, si aggiunga nelle nostre aree interne quello il dato triste dell’abbandono. Non è futuristico pensare che presto la stessa città di Sulmona, gioiello passato di storia e cultura, possa essere declassificata.

Ci stupisce invece la totale mancanza di progettazione sociale del territorio, di capacità di superare i campanili e mettersi insieme per trovare soluzioni a danni non necessariamente irreversibili, ma che necessitano interventi coordinati, rapidi e persino un po’ fantasiosi.  Da qui- dice il sindacato- la necessità dell’immediata apertura di un  tavolo regionale

 Lucilla Di Marco

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