Mercoledi, 17 ottobre 2018

C’era  una volta…


2018/09/30 10:464 comments

 

 Sulmona, 30 settembre- C’era una volta una città, Sulmona, che sapeva difendere con orgoglio e passione il proprio ruolo e le proprie strutture tanto che il significato dei moti di Jamme mo’ andrebbe riflettuto più  spesso.

C’era una città che agli inizi degli anni settanta ospitò a Palazzo san Francesco Umberto Agnelli per scrivere una delle pagine più belle per ricostruire nuove speranze in un territorio ormai martoriato e abbandonato.

C’era una città che a metà degli anni ottanta grazie all’azione di un suo rappresentante, piccolo di statura ma di grande prestigioso  e  spessore, che  in Consiglio regionale fece approvare una legge per la costruzione della nuova ala dell’Ospedale della nostra città. Quell’uomo si chiamava Giuseppe Bolino e questa città che ha dedicato tutto anche a persone sconosciute e magari non di Sulmona e che non hanno rappresentato nulla per la città non è stata capace di  trovare  un luogo simbolo per onorare la sua memoria. Una vergogna solo se si pensa a quello che hanno fatto Roccaraso che gli ha intitolato il Palaghiaccio o quello che hanno fatto a L’Aquila che ha voluto ricordare  già da diversi anni “un grande sulmonese uomo di cultura e delle istituzioni abruzzesi”  con una strada anche di una certa importanza.

C’era una città che sognava  di divenire alla guida di un territorio vasto e coeso, la quinta provincia abruzzese, e marciò con forza e convinzione verso Pescara per rivendicare in una storica seduta dell’Assemblea regionale  il diritto ad aspirare a divenire la quinta provincia in Abruzzo. C’era una volta una città che esprimeva una classe politica, di tutti i partiti, che era onore e vanto dell’intera comunità   perché  composta da uomini coraggiosi, preparati, coerenti e soprattutto leali. E quando il confronto politico si faceva duro  a trionfare erano sempre gli interessi generali della città e del territorio.

Oggi Sulmona non è una città normale. Non ha una classe politica locale adeguata ad affrontare le sfide del momento  né rappresentanti nelle istituzioni sovracomunali. Un Consiglio comunale fantasma che da mesi non  si riunisce e non sa discutere, che litiga e si divide  su tutto perfino sulle banalità. Eppure questa esperienza  era stata salutata per avviare il.. cambiamento. E invece ?

Un Consiglio comunale che  ha votato due volte in dodici mesi  a favore del riordino della rete ospedaliera regionale che, di fatto, ha rappresentato il declassamento del nostro Ospedale. Un Consiglio comunale dove tutti (maggioranza e opposizione) hanno paura di dimettersi perché sanno di non potersi ripresentare da nessuna parte. Perfino sulle grandi questioni che interessano la gente (sicurezza nelle scuole, mense scolastiche, le pratiche sulla microsismicità ecc.) tacciono e fanno finta di nulla. Ma che politica è questa? Ma anche in Consiglio regionale o in Parlamento la città non ha avuto fortuna migliore. I partiti quelli  strutturati  non esistono. Pd e Fi, ad esempio, sono invisibili e non fanno opinione su nulla. Quelli di nuova formazione come i grillini o quelli di più vecchia tradizione di estrema destra balbettano qualcosa in maniera confusa e  sempre fuori tempo. E perfino i sindacati non si discostano da questa cultura. E che dire della coesione territoriale frantumata?  E dove pensiamo di andare con un territorio polverizzato che non ha una visione strategica per il suo futuro. Chi sogna ancora (come qualche rincoglionito) e predica le fusioni dei comuni non ha capito che la strategia dei prossimi anni guarda sempre più all’Europa ai sistemi territoriali più vasti. Il discorso delle sette aree funzionali per ora  è la sola strada possibile  per il Centro Abruzzo per rialzare la testa e per restituire a questa parte di territorio un ruolo preciso nella programmazione regionale. Ma il Comune di Sulmona, capoluogo ideale di questo territorio, deve muoversi, lo deve fare bene e presto. Se ne è capace. Buona domenica a tutti

Asterix

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4 Comments

  • Andrea Pantaleo

    A Sulmona

    Circondata da borghi dal fascino medievale,
    in una valle che conserva l’incanto della civiltà rurale,
    patria del Poeta dell’amore,
    è lontano il glorioso passato, l’antico splendore.
    Nonostante l’emblema regale
    è spenta, in abbandono totale.
    Città d’arte e cultura,
    conserva le Sue Tradizioni
    da sempre suggestive emozioni.
    La Giostra, il periodo Pasquale
    la destano dal torpore abituale,
    è vita di breve durata:
    ritorna silente, dimenticata.
    I giovani la debbono lasciare
    perché costretti ad emigrare.
    Priva del giovanil vigore
    chi ascolterà il Suo dolore?
    Il voto, unica arma a disposizione
    contro l’attuale emarginazione.
    Senza potere decisionale
    non c’è salvezza, è destino letale.
    Il presente senza futuro
    è nebuloso, insicuro.
    Forza Valle Peligna
    coraggio in rebus adversis;
    “Voe Victis”.

    Andrea Pantaleo

    • La sua poesia rispecchia pienamente la situazione odierna e che tutti conosciamo e viviamo (subiamo e tolleriamo).
      Zero lavoro + zero giovani = Città morta.
      Dei politici non ne parliamo proprio in quanto noi cittadini ne siamo stati i primi artefici!!!

      Al “Vae victis”, se ancora ne avremo voglia e capacità andrà risposto con il “non auro, sed ferro, recuperanda est Patria”… chissà!!!

      • Andrea Pantaleo

        Condivido pienamente l’affermazione da Lei citata pronunciata da Marco Furio Camillo, uomo politico, Condottiero militare dell’antica Roma, Tribuno militare,ma il sistema odierno prevede che tutti possano prescindendo dalle capacità. Nell’antica Roma invece il “tutti possono” non era nemmeno immaginabile perché la Res Pubblica era rigorosamente gestita da…… Anche in altre epoche storiche più recenti era prevista la procedura di versare cauzione prima di andare ad amministrare e se si sbagliava si pagava di tasca propria. Sono diversi i tempi, le epoche, i sistemi. Concludo con un aforisma sulla politica dell’immortale ed eccelso Albert Einstein: “Il mio ideale politico è l’ideale democratico. Ciascuno deve essere rispettato nella sua personalità e nessuno deve essere idolatrato. Per me l’elemento prezioso nell’ingranaggio dell’umanità non è lo Stato, ma è l’individuo creatore e sensibile, è insomma la personalità; è questa sola che crea il nobile e sublime, mentre la massa è stolida nel pensiero e limitata nei suoi sentimenti.”

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