Politica

Caso Sgarbi, il Quadrivio non si dissocia e Sbic alza il tiro

Le parole del critico d’arte e deputato  ma sopratutto Presidente onorario del Premio Sulmona non erano piaciute ai rappresentanti del Movimento Sulmona Bene in Comune (Sbic)che aveva invitato l’Associazione a prendere le distanze da quella posizione. La risposta del Direttivo dell’Associazione non ha raffreddato la polemica tant’è che  nelle ultime ore è arrivato  un nuovo intervento di Sbic. Insomma un confronto serrato, anche se garbato nei toni, ora rischia di trasformarsi in una vera e propria bagarre politica approdando magari in Consiglio comunale o regionale

  Sulmona, 20 maggio-  il Presidente onorario del Premio Sulmona, On. Vittorio Sgarbi, ha assunto una posizione irricevibile sulla vicenda di Silvia Romano. Noi eravamo certi che l’Associazione il Quadrivio, che organizza il Premio Sulmona e da sempre sensibile alla sinergica convivenza fra religioni diverse,  prendesse subito le distanze da quelle parole e da quella posizione. Visto che non lo aveva fatto abbiamo sollecitato una risposta dell’Associazione, che finalmente è arrivata: Il Quadrivio non si dissocia dalle affermazioni del suo Presidente onorario e non prende le distanze da affermazioni islamofobiche e farneticanti.  Prendiamo atto.

Non riteniamo che sia possibile culturalmente e civicamente separare le idee di una persona a partire dalla sua funzione. Le parole di Sgarbi, dice il Quadrivio, sono pronunciate in relazione alla sua funzione di deputato e non di Presidente del Premio Sulmona. Ma noi crediamo invece che una persona sia  una persona, in qualunque veste dica cose incondivisibili è necessario senza indugi dichiarare la propria contrarietà, chiarire la propria posizione.

Da sempre il nostro gruppo politico è attento a tutte le forme della cultura cittadina e non solo. E’ necessario che la cultura sollevi lo sguardo e non si fermi a considerare ruoli e specialismi, ma affronti il tema delle culture come base del rapporto dell’uomo con il mondo.

Guai a noi se dovessimo dimenticare il vecchio sermone: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare” (h. 17,00)

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