Lunedi, 19 novembre 2018

Bugnara festeggia oggi Vittorino Santo e martire


2018/09/05 08:420 comments

Bugnara, 5 Settembre– Vittorino, santo martire, è ricordato nel Martirologio Geronimiano, il 24 luglio. Si apprende che fu sepolto e venerato sulla via Salaria, ad Amiterno (oggi S. Vittorino, vicino L’Aquila), in una cripta del IV sec., fino alla costruzione “ad corpus” di una chiesa in suo onore. Il Martirologio Romano lo commemora il 5 settembre, ma è ricordato anche l’8 di gennaio e il 15 aprile, a causa di notizie confuse, nate e diffuse sotto l’influenza della vasta letteratura agiografica e dei martirologi storici.

 Nella  “Passio” dei santi Nereo e Achilleo, Vittorino è associato ai martiri Marone e Eutiche e sarebbe morto “ apud eum locum, qui Cotilias appellatur” e poi seppellito ad Amiterno. Nella Vita “SS. Victorini et Severini” il nostro è confuso con un eremita nel Piceno ed è presentato come fratello del vescovo di Amiterno, ma non martire. Adone lo ritenne martire, lo presentò come fratello di Severino, apostolo del Norico e sepolto a Napoli. Al di là di queste notizie, è certa l’esistenza del martire S. Vittorino di Amiterno, confermata da ricerche archeologiche effettuate nel cimitero di San Vittorino. Nella cripta è stata ritrovata una mensa d’altare, con iscrizione databile al V sec. “Iubente Deo Christo nostro sancto martyri Victorino. Quod voltus deus epis (copus) de suo fecit…”. Da Amiterno il culto si diffuse in Italia centrale e, nel sec. X, le reliquie furono trasportate nel monastero di S. Vincenzo a Metz, mentre quelle insigni, nel sec. XVIII, si pensò che fossero conservate a S. Pietro in Vaticano.

Il martirio del santo, avvenuto tra il III e IV sec., è avvolto dalla leggenda. Questa, infatti, narra che il santo, mentre si recava a Roma, fu catturato dai Romani presso le terme di Cotilia, nella contrada che ancora oggi si chiama “Piana di San Vittorino”. Un cronista racconta che il suo supplizio fu lungo e doloroso, visto che fu legato e appeso per i piedi, a testa in giù, sulle acque di un lago sulfureo. Avvelenato dalle esalazioni di acido solfidrico, Vittorino morì, dopo tre giorni di agonia. I Cristiani trafugarono il corpo e lo portarono ad Amiterno, dove lo seppellirono nel luogo, ove fu fondata una chiesa, a lui dedicata, che nel Medioevo risultava appartenente a Farfa. Nel 1606, al posto del piccolo santuario, si decise di costruire una chiesa più grande, dedicata alla Madonna e che fu terminata nel 1613. A causa della natura del terreno acquitrinoso, la struttura subì un continuo sprofondamento.

Sul personaggio, però, continuarono a susseguirsi notizie discordanti, tanto che, in alcuni documenti dell’Abbazia di Farfa, risulta che non sarebbe stato un vescovo, ma un semplice confessore, il cui martirio sarebbe avvenuto il 96 d. C., sotto Cocceio Nerva. Questa tesi è acclarata dal fatto che il vescovo Vittorino di Amiternum non poté subire il martirio, perché nel suo periodo vigeva la libertà di culto, concessa dall’imperatore Costantino, con l’Editto di Milano del 313 d. C. All’interno del Borgo di San Vittorino Romano  si trova una chiesa dedicata al santo, che fu fatta restaurare dal cardinale Francesco Barberini. Il culto si diffuse in Abruzzo, specialmente nell’Aquilano, e molti altari, chiese e cappelle  risultavano dedicate al santo. Nell’iconografia è rappresentato in abiti vescovili, recante in una mano la palma e nell’altra le sacre scritture.

A Bugnara, nell’area peligna, si trovava una chiesa dedicata a S. Vittorino, come si evince dalla Bolla di Clemente III del 7 aprile 1188, che ne riporta un’altra ad Ofena e a Carapelle. Il testo così recita “Eccl. S. Victorini cum tota ereditate in Ofeze et in Caule”, infine esisteva un’altra in Gagliano Aterno, a testimonianza della grande diffusione del culto. Più tardi, nel 1297, ad Onuffolo (Castelvecchio), figura una chiesa intitolata al santo. A Ripa di Fagnano esiste ancora la parrocchiale a lui dedicata, dove è possibile vedere il pregevole abside, la croce processionale d’argento, di scuola aquilana, una statua lignea del santo e preziosi calici dei sec. XV-XVIII.

A Bugnara si riservò un culto veramente profondo a S. Vittorino martire, fratello di Severino, fin dai primi secoli del Cristianesimo, rinvigorito certamente a partire dalla seconda metà del sec. XV, quando Antonella, figlia di Antonuccio di Marino di S. Vittorino, sposò il feudatario Simone di Sangro, quintogenito di Nicola, che governava a Bugnara nel 1459.Al santo fu intitolato l’omonimo borgo “San Vittorino” e nel 1766 risultava il principale patrono della cittadina, che  lo venerava e lo invoca tuttora, a sostegno delle calamità e per fugare ogni specie di malattia.

Si racconta  che durante un assedio di truppe nemiche, con conseguente incendio del paese, il popolo decise di portare in processione S. Vittorino e subito dopo si verificò che i nemici fuggirono e il fuoco si spense. (vedi R. Santini “ Bugnara”, pag. 288). A Bugnara sorse ed operò anche una confraternita intitolata al santo, che aveva  delle proprietà, che furono censite nel Catasto Onciario del 1742. Dai Bollari del vescovo Vincenzo Donzelli (1571-1585) risultava, tra le altre, la confraternita di S. Vittorino (SS. Rosario, Corpo di Cristo e SS. Trinità erano le altre).

Nel 1582, la stessa, che si era trasferita nella chiesa madre di S. Maria delle Concanelle, con 33 ducati di entrate e 10 di uscita, risultava la più ricca e importante fra le altre (R. Santini, op. cit. pag.94). Dalla visita “Ad Limina Apostolorum” del 1622 (Vescovo F. Cavaliere), si evince che i sacramenti si amministravano nella chiesa di S. Vittorino, dentro il paese, anziché nella parrocchiale, che rimaneva fuori.

La chiesa era piccola e rimaneva nascosta tra le case, così era iniziata la costruzione di un’altra più grande, a cura dell’università  (SS. Rosario, in piazza). Più tardi, (9 settembre 1708, visita pastorale del vescovo Bonaventura Martinelli), risultava un altare intitolato al santo all’interno della chiesa sotto il titolo del Rosario, divenuta parrocchiale. Nella visita pastorale di mons.  Filippo Paini (9 maggio 1766) sono menzionate le reliquie di S. Vittorino (particelle di ossa), conservate nella chiesa madre, all’interno di un braccio di legno decorato (un’altra particella ossea di S. Biagio era conservata in un altro braccio simile,  ambedue posti all’interno di un armadio, sul lato dell’Evangelo dell’altare maggiore).  L’Università era responsabile dell’altare intitolato al santo, principale patrono di Bugnara. La festa era celebrata pomposamente il 5 settembre e la statua era stata restaurata da poco, nelle parti rovinate. L’11 gennaio 1827, il vescovo Francesco Tiberio, scrive all’Intendente Preside del Consiglio Generale degli Offizi, del II Abruzzo Ultra-L’Aquila, per comunicare l’approvazione della congrega di S. Vittorino in Bugnara. Nella lettera si può leggere che le regole della nuova confraternita (eretta di nuovo) erano conformi al Real Rescritto del 4 dicembre 1824 e che la stessa sarebbe andata a promettere non poco utile e vantaggio spirituale al popolo bugnarese. In quel periodo tutte le confraternite laicali dovettero adeguarsi ai reali dispacci, esibendo il Regio assenso originale, ottenuto sulle regole. Nelle visite pastorali del vescovo mons. Giuseppe De Letto (23 agosto 1831-  28 settembre 1835- 18 novembre 1838), risulta che nella chiesa madre di Bugnara esistono ancora tre congregazioni: SS. Trinità, SS. Rosario e S. Vittorino, come l’altare dedicato a quest’ultimo, lodato perché ottimamente ornato.

Tutta la Diocesi di Sulmona era invasa dal morbo del colera e le confraternite con i religiosi erano impegnati in ambito sociale. Nelle visite pastorali successive, si nota una lenta ma continua decadenza delle confraternite. Nel 1908, il vescovo N. Jezzoni, trovò a Bugnara i bracci con le reliquie di S. Biagio, S. Vittorino, S. Magno e S. Lorenzo, con i reliquiari di Santa Filomena, S. Paolo della Croce, S. Panfilo, S. Emidio e S. Vittorino, con relativa statua. Pur non esistendo più la confraternita di San Vittorino, come le altre citate, a Bugnara rimane vivo il culto per il santo, che si festeggia  ogni anno il 5 settembre, mentre il 4 settembre si festeggia il comprotettore S. Magno. Durante le due processioni, le statue dei comprotettori, portate a spalla, si scambiano il posto d’onore.

Si riporta la preghiera in onore del santo: “ O potente nostro protettore/ S. Vittorino che dal Principe/ degli apostoli fosti consacrato/ vescovo e mandato ad evangelizzare/ la terra d’Abruzzo cadendo martire/ della fede, il tuo sangue sia per noi/ lavacro perenne e germe fecondo/ di vita cristiana. Così sia.”La tradizione popolare ha legato a S. Vittorino credenze ed usi, volti ad ottenere l’intercessione del santo, per risolvere problemi di varia natura. E’ caratteristico che,  mentre da noi alcuni aspetti hanno subito l’azione del tempo, che  il progresso  ha visto scemare, tra i residenti all’estero persistono e sono stati conservati per varie generazioni.  Si pensa che nella chiesa parrocchiale di S. Vittorino (presso ruderi di Amiterno), dove sono le catacombe, si possono scorgere le vestigi di una mano e due piedi, che apparterrebbero al santo, che le lasciò, mentre cercava di fuggire dai persecutori.   (h.8,00)

Raffaele Santini

 

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