Editoriale, Politica

Andiamo a ricominciare? Forse.

Sulmona, 8 gennaio– Passate le festività natalizie e perfino la Befana la città si ritrova con tanti problemi, vecchi e nuovi, da affrontare. Iniziano ora  giorni decisivi per capire cosa potrà accadere. In primo piano la complessa e delicata crisi politica che si è aperta a Palazzo San Francesco. Il dibattito  asfittico che si è innescato e che divide i sulmonesi sull’opportunità di tornare al voto e  sulle prospettive riservate una città ormai in agonia sono lo specchio di una condizione politica, e culturale, ormai esasperata e che non lascia intravedere nulla di buono  per il futuro. Non c’è a illudersi.

E così partiti e movimenti, ma anche semplici cittadini, invece d’interrogarsi su cosa è successo   negli ultimi quattro cinque anni, su cosa non ha funzionato, chi ha tradito la città con scelte, comportamenti e ambiguità, chi ha favorito con l’indifferenza l’affermarsi di un rapporto  troppo stretto  fra cattiva politica e gruppi di affari  ma anche su  cosa hanno fatto (soprattutto non fatto) coloro che dovevano rappresentare la città ed il territorio, si sono invece trincerati dietro silenzi irritanti e si dilettano  solamente a pronosticare sulla fine di questa esperienza amministrativa.

Sulmona, inutile nasconderlo, oggi  non è più la stessa di qualche tempo fa. Isolata dal contesto regionale e territoriale, ha visto aumentare in questi ultimi anni i suoi  problemi e anche  le preoccupazioni della gente. Le nuove povertà, come riferiscono  recenti studi, sono cresciute ancora. 

L’ultima finanziaria regionale approvata prima di Natale ha regalato a Sulmona pochi spiccioli tra le distrazioni della politica locale. Nessun consigliere comunale ha riflettuto su quanto è toccato a Sulmona e quali le Associazioni privilegiate dell’attenzione dell’Assemblea e governo regionale. Ma se un consigliere non si pone nemmeno questi interrogativi  cosa è andato a fare in Comune?

Per la verità non è che in passato avesse avuto molto ma  almeno Sulmona ed il Centro Abruzzo avevano un ruolo e contavano sui tavoli decisionali e se vogliamo dircela tutta la città almeno veniva rispettata e godeva della cosidetta pari dignità con  altri territori abruzzesi. Oggi niente. C’è una corsa sfrenata ad apparire, a comunirare anche il nulla. A vendere fumo.

 A  sentire alcune confessioni  e indiscrezioni  di questi giorni costruite “a misura”, sempre dalle stesse fonti, l’anno appena iniziato dovrebbe essere l’anno  delle nuove elezioni amministrative. E se malauguratamente si dovesse andare al voto a giugno significa che la città  sarà senza un’Amministratzione attiva per molti mesi, forse per l’intero 2020.  Ma allora tanto valeva andarci un anno fa quando le crepe dell’Amministrazione di Brancaleone erano già evidenti  e la scusa del lungo commissariamento come spauracchio era solo un falso problema.

 Chi ha lavorato per favorire questi passaggi e prolungarne l’agonia sicuramente oltre a non essere un accorto amministratore non è nemmeno un buon sulmonese.

Già perché andare alle elezioni oggi senza aver informato attentamente la città sui risultati raggiunti, sulle decisioni assunte, sulle scelte compiute, senza avanzare uno straccio di proposta credibile (non chiacchiere scontate) per non ripetere gli stessi errori, senza un profondo rinnovamento dell’Assemblea civica di uomini e donne ( a parere di molti  sulmonesi tutti impresentabili gli amministratori uscenti per  una nuova esperienza simile) può’ essere utile a Sulmona ?

E poi resta un nodo di fondo:  a chi serviva un’amministrazione fragile, inesperta, poco rappresentativa, piena di tanti dilettanti allo sbaraglio  fortemente dannosa?  Chi l’ha ideata? Quali risultati ha prodotto?

I neo sfascisti della politica sulmonese (sempre gli stessi) ci riportano alla mente le vicende della caduta dell’Amministrazione Ranalli, di quella Federico e prima ancora di quella La Civita. Stessi metodi, stessi risultati. Oggi a Sulmona non basta più presentarsi all’elettorato con tante liste ripiene di gente, spesso inesperte e quindi poco adatte a rendere un servizio utile ad una città che chiede ben  altro. Tanti voti e nessuna idea la gente non sa più che farsene.

Serve, ad esempio, gente preparata, molto, che conosce bene i problemi della comunità  e sia capace di dare contributi utili alla loro soluzione; serve gente che conosca il funzionamento delle Istituzioni a tutti i livelli; gente che vanta credibilità, prestigio, tanta competenza e soprattutto affidabilità.

Ma occorre  sopratutto fare chiarezza soprattutto sul passato, anche recente. Solo così si potrà avere la forza, e la speranza, di andare a ricominciare sul serio per restituire a Sulmona nuove speranze per un divenire migliore senza  correre più il rischio di riproporre sempre  lo stesso solito copione.

Asterix

 

 

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