Cultura

Storie dei nostri borghi: quella enorme pandemia di Goriano Sicoli

 Goriano Sicoli, 27 novembre– Ci sono andato il 12 settembre dello scorso anno. Volevo però andarci da tanto tempo, decenni. Un ricorrente, lungamente autonomo sovrappensiero nella mente, mi sollecitava la curiosità di ricercare il foglio matricolare del mio nonno. Questo, per la insolita e davvero interiore necessità, ma non con impellenza ,di esplorare, non proprio la veridicità o la attendibilità, ma, e non so come esplicarlo, l’entità intrinseca del movente, nella nonna, che la portava a riversare a me, nipote in casa con amorevole importante  scrupolo e secondo la simpatica versione della sua personalità, una cronologia di aspetti ed episodi  attraversati dalla famiglia, e, ben oltre i naturali, altri ulteriori, ripercossi in ogni generale luogo a conseguenza storica dei grandi eventi affrontanti in quei gravi periodi dalla Nazione a dalla popolazione. Questo con un dovizioso vincolo quasi di immedesimazione, che normalmente si stabilisce con gli stretti ed importanti  segreti di un diario, ma, se si è andati a scuola almeno sino al liceo così da aver fluente dote di leggere e scrivere, mancando certamente queste cognizioni alla gran parte di persone di quel tempo nei paesi interni dei monti abruzzesi.

Mi raccontò quindi, che con il nonno poi suo marito, si erano scambiati qualche parola di intesa  da ragazzi ( e prendiamo per sincera   questa esposizione se il 1913 mia nonna aveva comunque 17 anni) ma poi era partito militare per la Libia e per tanti e tanti  anni di guerra (quasi una decina diceva) non era più tornato, tantoché lo reincontrai che scendeva a falcate le scale di Via Sotto il Torrione, mentre tornavo con i panni dalla fonte e lo salutai come si usa ad un forestiero perché non lo riconobbi per come lo ricordavo. Poi si sposarono ed iniziarono ad arrivare i bambini, ma, o a nascere immediatamente morti oppure  a morire in qualche mese, come tanti e tanti altri in paese, forse un centinaio in poco tempo, a causa di terribile epidemia.

La discordanza con i freschi insegnamenti della maestra di 5ª elementare era evidente, anche ribadita  dal libro di storia se ,La guerra di Libia era un capitolo di una mezza paginetta, iniziata il 1911 e facilmente  terminata il 1912 , perciò tutti questi anni di guerra  di mio nonno mi sembravano improbabili ,se in Libia.
Mi arriva quindi la improcrastinabile decisione di recarmi all’archivio di Stato di L’Aquila, ora per il sisma in Bazzano, dopo il successo di diverse preliminari indagini per individuare dove fossero custoditi i ruoli militari di quelle antiche classi ,se poi divisi tra L’Aquila Chieti Sulmona etc., e, benché qualche giorno prima, rimando al già detto 12 Settembre, perché vedo sul sito che  l’ Istituto era aperto al pubblico  anche di pomeriggio, quindi, per la incertezza dei miei primi passi in un archivio, mi assicuro di avere più tempo  a disposizione che non la sola mattinata, programmando di pranzare in una vicina mensa self-service annessa al supermercato Ciuffetelli ,che avevo frequentato altre volte  e che  offre a prezzo proletario un buon  pasto di mezzogiorno  ai lavoratori che vertono in quella zona industriale.  Se mi ci fossi recato, come stavo facendo, due giorni prima, e cioè il 10 Settembre 2019, sarei, per singolare casualità ,andato a prendere in  mano il foglio di congedo del nonno proprio esattamente dopo 100 anni della sua avvenuta, se risulta congedato il  giorno 10 Settembre 1919. Poi,  prima, nelle righe, effettivamente,
-Chiamato alle armi e giunto il 24 settembre 1913
-Partito per la Tripolitania il 4 dicembre 1914
-Tale in territorio dichiarato in stato di guerra il 23 maggio 1915
-Ritornato in Italia per rimpatrio è giunto al 40º RGT Fanteria il 19 maggio 1919
-Mandato in congedo illimitato il 10 settembre 1919. Cioè oltre 6 anni continuativi in armi.

Stessa perciò dubbiosa discordanza leggendo  il rilascio scritto dei dati anagrafici , anche in riguardo ai bambini raccontati morti nella epidemia del 1926/27 che colpì i neonati di Goriano Sicoli. 14 bambini ufficialmente morti nel terzo trimestre del 1926 su 54 bambini nati nell’anno, e 19 bambini morti nel primo trimestre 1927.
Mia nonna me ne enumerava di più in più lungo periodo. In ogni caso un terribile male infettivo che colpì questa comunità, anche se, traspariva, venne affrontato con le maggiori capacità di rassegnazione che costituivano quel tempo. Non si è mai saputo scientificamente, almeno io, di quale triste morbo si trattasse, si è parlottato forse di una sorta di otite, od anche di difterite, conoscendo tutti la parola “difterite” poiché è iscritta in una lapide apposta in una colonna interna nella Chiesa di Santa Gemma a ricordo di altri due bambini ,figli di Don Giovanni Paolucci e della consorte Antonietta Campione  Baronessa De Nardis, morti ad inizio di quel secolo scorso per tale malattia.
Vi era durante gli anni del morbo una qualche assistenza medica, ed anche un qualche medicinale per tentare una cura, però divulgavano sommariamente  i medici, che qualora sopravvissuti, i bambini, avrebbero subito comunque conseguenze e  sarebbero cresciuti, o ciechi o muti oppure sordi, inducendo il parere paesano, ed in una sorta di riscontro biblico, anche a non curarli, questi bambini, se anche loro stessi infettivi, e lasciarli al loro destino.
Ben certo è, che il luogo di convergenza obbligato per lo scambio programmatico  di queste opinioni specialmente tra le donne, era allora la grandiosa fontana monumentale di Goriano Sicoli, voluta precipuamente, Regnando S.M Umberto I, per la elevazione del Popolo a così altra igiene, dal, già nominato  Podestà Cav. Giovanni della nobile Casa Paolucci.
Era perciò un grande moderno impianto a dotazione di Goriano  con dei capaci lavatoi , sufficienti a soddisfare le esigenze di pulizia dell’intero paese diventando così dal 1888 una convergenza obbligata  per tutte le donne del luogo per lavare i panni ed era perciò, sempre, un brulicare di giovani energiche contadine addette a tale servizio per la propria famiglia. Ciò è vero perché mia nonna mi ha raccontato diversi accadimenti proprio nel consueto  tragitto casa-fonte, fonte-casa obbligato per tutte come altrettanto non era per attingere l’acqua con la conca se vi erano diversificate fontanelle rionali, e lo stesso ,come diversi forni pubblici da scegliere per cuocere quelle tavolate di pane che, chi ha più anni ben ricorda passare, in bilico in testa alle donne, ed in definitiva anche diverse chiese.
Ora per trovare riscontro a quanto dopo anni mi è rimasto nella memoria, e sempre dopo anni, quando più si comprendono le parole dei vecchi, mi sono messo in cerca nel nuovo fontanile delle informazioni, uno stesso hub dove ora convergono tutti come facevano le contadine di Goriano Sicoli e, scorrendo anche storicamente tutte le terribili   malattie infettive che possano colpire i bambini nel loro elenco e che quando erano indebellate hanno provocato più lutti delle guerre, quella profanamente più plausibile, invece che quelle circolate , mi appare invece la Rosolia.
Ma non la Rosolia dei bambini, la Rosolia delle madri, che in gestazione la trasmettono al feto, provocando nei neonati quegli irrimediabili effetti che mi ricordava la nonna, ed il focolaio per la più frequente trasmissione del virus alle madri era proprio nella fontana monumentale, dove si incontravamo tutte, lavavano i panni gomito a gomito, in un vociare  di gioiose chiacchiere od anche in più ravvicinati  pettegolezzi scambiandosi il virus l’una con l’altra sino a contagiati tutte, poi quasi ogni anno tutte in cinta.
È solo una povera ipotesi da verificare, Comunque ora il pericolo di contagio non esiste più, perché per i nuovi tempi introdotti dalla lavatrice, la fontana è rimasta silenziosamente vuota, come un deserto.

PARAPAX.

(Foto: la fontana monumentale; panorama dalla galleria fotografica del Comune)

2 Comments

  1. Palmiero Maria

    Scusatemi ma questo articolo non si può leggere per quanto è scritto in un modo “pesante”, non fluido, aggrovigliato , fuori tempo e realtà. Perdi la voglia di andare avanti nella lettura parola dopo parola!!!!!

  2. Bellissima storia, che rispecchia la vita e sofferenze , di un piccolo paese , e da un Italia da noi dimenticata .

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