Economia

La dinamica delle imprese in Abruzzo in sei anni (dal 2014 al 2019).Segnali preoccupanti

E’ quello che emerge dall’ultimo rapporto preparato dal sulmonese Aldo Ronci.Il  complesso delle imprese subisce una flessione di 2.945 unità pari a –2,27%, valore pari a due volte e mezzo il –0,93% nazionaleA livello provinciale le variazioni sono state diso-mogenee.  L’unica a segnare un incremento è Pescara (+634), subisce la flessione più pesante Chieti (-1.688), registrano decrementi più lievi L’Aquila (-959) e Teramo (-932). La politica regionale deve interrogarsi ma anche la politica locale deve cambiare passo e rilanciare le strategie di programmazione regionali capaci di restituire speranza ad alcuni territori come il Centro Abruzzo. Che fare? Forse è arrivato il momento di rilanciare la proposta delle 7 aree funzionali che assegna a Sulmona un ruolo pari a quello delle altre città consorelle abruzzesi. Ma per fare questo bisogna spingere la Regione a legiferare  su un apposita proposta di legge accantonando polemiche inutili e ulteriori ritardi. Ma bisogna fare presto 

 

 

Sulmona, 23 febbraio– La perdita di 3.000 imprese in Abruzzo dal 2014 al 2019, che in valori percentuali è stata pari a due volte e mezzo quella italiana, è da ascrivere in larga misura al settore dell’artigianato ed è determinata soprattutto dall’andamento di tre attività econo-miche: le costruzioni che, in valori percentuali, flettono in misura doppia rispetto al valore medio nazionale;le attività di alloggio e ristorazione che, in valori percentuali, crescono la metà di quello italiano; l’agricoltura che nella sola provincia di Chieti decresce di ben 1.091 unità, decrescita molto alta dovuta sia al numero elevato di imprese agricole presenti in questa provincia (32% contro il 14% nazionale ) che alla flessione percentuale altissima che supera del 50% quella nazionale. Lo rivela l’ultimo rapporto del prof. Aldo Ronci sull’andamento dell’economia abruzzese

Secondo queste analisi la flessione sarebbe stata comunque molto più pesante se la provincia di Pescara non avesse registrato un incremento di 634 unità influenzata:dalle attività di alloggio e ristorazione, dalle attività tecniche, dai servizi alle imprese e dalle attività immobiliari che, in valori percentuali, crescono tutte più del doppio rispetto ai valori regionali;dal commercio che, in controtendenza sia al dato nazionale che a quello delle altre tre province, riesce a crescere.Nel report si evidenzia che il fenomeno del forte calo delle imprese caratterizza non solo i comuni montani ma anche 52 comuni non montani che sono ubicati nella fascia costiera. I dati numerici al riguardo denunciano un fenomeno nuovo che, quindi, va approfondito, soprattutto se si tiene conto del fatto che, tale calo, procede in parallelo con lo spopolamento che ha anch’esso interessato, nello stesso periodo, i comuni non montani siti nella fascia costiera.

 “Alla luce dei dati esposti e delle considerazioni emerse – sostiene Aldo Ronci- se si vogliono evitare provvedimenti occasionali legati alla funesta logica particolaristica praticata da decenni senza risultati apprezzabili, non resta che adottare una metodologia programmatoria che elabori un progetto, un progetto che attivi uno sviluppo Regionale armonico e che faccia sì che tutti gli interventi e le risorse siano coerenti con quel progetto.Allo stato si ha l’opportunità da parte della Regione di adottare lo strumento dell’Agenda Urbana che, meglio di qualsiasi altro, potrebbe avviare uno percorso di sviluppo armonico ed equilibrato di tutto il territorio Abruzzese”L’Agenda Urbana in Italia, a oggi, a livello delle singole regioni, è declinata in forma molto libera e diversificata e la Regione Abruzzo nel POR FESR 20014-2020 (Piano Operativo Regionale)   ha individuato come sistema urbano cui destinare queste risorse le sole quattro città Capoluogo Chieti, l’Aquila, Pescara e Teramo, che non sembra rispondere alle esigenze di uno sviluppo armonico ed equilibrato del complesso sistema socio economico di tutto il territorio abruzzese.Merita attenzione la proposta di realizzazione dell’Agenda Urbana Abruzzese che, secondo uno studio del Dipartimento di Architettura dell’Università “G. D’Annunzio” coordinato dal Prof. Roberto Mascarucci, prevede la suddivisione del territorio regionale in 7 Aree Urbane Funzionali che fanno riferimento alle Città Medie di Pescara-Chieti, Teramo, L’Aquila, Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto.

La fotografia del territorio

 

Tra i comuni abruzzesi la maglia nera per perdita di imprese è assegnata a Lanciano con 198 unità in meno, seguono Celano con -114, Giulianova con -109, Teramo con -108 e Sulmona con -101.Tre di questi comuni che perdono più imprese sono non montani (Lanciano Giulianova e Sulmona).

Tra i comuni abruzzesi la maglia rosa per crescita di imprese la conquista Pescara con 620 unità in più, seguono Montesilvano con +270, San Giovanni Teatino con +109, Spoltore con +94 ed Avezzano con +85.

Il notevole incremento del numero di imprese a Pescara è stato determinato dagli altissimi incrementi nelle attività di alloggio e ristorazione (+164;+18,83%), nei servizi alle imprese (+142; +30,74%), nelle attività sportive e di intrattenimento (+100; +49,75%) e dal fatto che ha visto l’incremento nel commercio (+35) in controtendenza con i dati degli altri comuni abruzzesi che hanno registrato quasi tutti vistosi decrementi.

 

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