Cultura

11 gennaio 1944: muore Galeazzo Ciano

 

Sulmona, 11 gennaio- Gian Galeazzo Ciano conosciuto come Galeazzo, Conte di Cortellazzo e Buccari, nasce a Livorno il diciotto marzo millenovecentotre. Conseguita la maturità classica, la laurea in giurisprudenza, terminata l’esperienza in qualità di giornalista, viene ammesso alla diplomazia ed inviato a Buenos Aires all’ambasciata d’Italia d’Argentina; in seguito è console a Shanghai . Rientra in Italia e viene nominato Capo Ufficio stampa di Benito Mussolini, con la funzione del controllo dei mezzi di comunicazione di massa. Galeazzo Ciano ha la carica di sottosegretario alla stampa ed alla cultura. In seguito è nominato ministro alla cultura popolare e parte per la guerra d’Etiopia in qualità di pilota di bombardieri. Nel millenovecentotrentasei Galeazzo Ciano è nominato Ministro degli Esteri prendendo il posto di Benito Mussolini nella carica politica. Galeazzo Ciano sposa Edda, figlia di Benito Mussolini, le cui nozze vengono celebrate a Roma, nella chiesa di San Giuseppe, mercoledì ventitre aprile millenovecentotrenta. Galeazzo Ciano il ventidue maggio millenovecentotrentanove stipula il Patto d’Acciaio fra l’Italia e la Germania e, nel marzo del millenovecentotrentanove, è già stato nominato Consigliere Nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Martedì undici gennaio millenovecentoquarantaquattro Galeazzo Ciano, ex Ministro degli Esteri, genero di Benito Mussolini, delfino del Duce d’Italia, a seguito d’un processo sommario svoltosi a Verona dall’otto al dieci gennaio millenovecentoquarantaquattro viene fucilato all’interno del poligono di Verona; assieme a lui vengono giustiziati Luciano Gottardi, Emilio De Bono, Giovanni Marinelli, Carlo Pareschi. Vengono tutti condannati a morte poiché, nella seduta del Gran Consiglio del fascismo del venticinque luglio millenovecentoquarantatre tenutasi a Roma, votano contro Benito Mussolini. L’unica concessione delle attenuanti sarà riconosciuta all’imputato Tullio Cianetti. il quale è condannato a trent’anni, ridotti in seguito a pochi mesi dato l’evolversi degli eventi della seconda guerra mondiale. Galeazzo Ciano è stato sin dall’inizio fermamente contrario all’alleanza fra Italia e Germania, così come il diplomatico Giuseppe Bastianini, ed il conte Bernardo Attolico ambasciatore a Monaco di Baviera. Bernardo Attolico, avverte più volte il Duce, che la Germania sta conducendo una politica d’inganni la quale trascinerà l’Italia in una guerra disastrosa, ma Mussolini è irremovibile. Chiunque tenti di far ragionare e far aprire gli occhi al Duce viene messo a tacere oppure ignorato. La Repubblica Sociale Italiana, fondata a Salò da Benito Mussolini, dagli altri gerarchi e seguaci fascisti, tenta di preservare un potere ormai al tramonto, chiaramente effimero, senza possibilità di futuro considerando le sorti della guerra le quali volgono inconfutabilmente in favore degli alleati.

La mattina di martedì undici gennaio millenovecentoquarantaquattro Galeazzo Ciano, assieme agli altri condannati a morte, lascia il penitenziario degli Scalzi per esser condotto all’interno del poligono per l’esecuzione. Vi è la neve, la candida coltre bianca, che ha imbiancato il paesaggio rendendo ogni cosa ancor più affascinante. Galeazzo Ciano indossa il suo impermeabile di color beige, il suo cappello a falda, il suo abito come sempre raffinato ed elegantissimo, per andare a morire. Vengono legati alle sedie e fucilati alla schiena come in uso ai traditori.  Galeazzo Ciano muore dopo una scarica del plotone d’esecuzione e il colpo di grazia finale. Una storia terribile che fa parte di un periodo della storia contemporanea d’Italia davvero orribile e doloroso. Dopo la seduta del Gran Consiglio del Fascismo Galeazzo Ciano, con la famiglia, è condotto a Monaco di Baviera ed in seguito, il diciannove ottobre millenovecentoquarantatre, viene consegnato alla Repubblica Sociale Italiana. Il processo sia a suo carico, sia nei confronti degli altri imputati, è considerato una farsa processuale con l’inevitabile, conclusiva condanna a morte, la quale è inconfutabilmente un copione già scritto, stabilito. Edda sino all’ultimo sarà vicino a Galeazzo tentando, con ogni mezzo a sua disposizione, di scongiurare la condanna a morte; ella si batterà per lui sino all’ultimo istante in questa triste, nefasta storia d’Italia. La fucilazione di Galeazzo Ciano è riportata da tutte le agenzie di stampa, da molti giornali italiani ed internazionali. Amici e nemici vengono a conoscenza della fucilazione di Galeazzo Ciano, il quale è ritenuto dai fascisti e dallo stesso Adolf Hitler quattro volte traditore, perché traditore del fascismo, della patria, della sua famiglia, della Germania. Galeazzo Ciano è un diplomatico che cercherà con ogni mezzo di impedire che l’Italia si allei con la Germania, ma assieme ad altri non riuscirà nell’intento. Scriverà i suoi diari quando è Ministro degli Esteri i quali saranno pubblicati in futuro; sono considerati una fonte storica. Il biennio quarantatre quarantacinque del novecento italiano è terribile, con la guerra civile italiana che creerà morte, violenza, distruzione, vendette, rappresaglie nazifasciste ed alleate, violenze ed atrocità d’ogni genere, in uno scenario italiano agghiacciante. Galeazzo Ciano è stata una figura che lascia il suo ricordo raffinato nei salotti, nella mondanità italiana ed internazionale, con il suo stile, la sua eleganza, la sua figura aristocratica, ma credo anche per il suo coraggio di votare contro il suocero nella seduta del luglio millenovecentoquarantatre che gli costerà la vita. Galeazzo Ciano potrebbe astenersi dal voto ma pronuncia la seguente affermazione: “ se non votassi ora non mi sentirei un uomo”.

 

Andrea Pantaleo

 

Le fotografie da me scattate sono tratte dal libro avente il titolo Gli anni del Regime, autori Eva Paola Amendola e Pasquale Iaccio, edito dalla casa editrice Editori Riuniti

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